Lo stabile teatro dell’omicidio a Brescia2 verrà demolito: nascerà una palazzina

La società conta di far partire i lavori quest’anno per creare un complesso d’architettura di pregio tra via Creta e via Sardegna
Una simulazione dell’edificio che si vuole costruire in via Creta
Una simulazione dell’edificio che si vuole costruire in via Creta
AA

Oggi è tra gli immobili fatiscenti che ancora esistono al confine con il centro storico della città, rifugio spesso di uomini e donne senza fissa dimora. In quello stabile di via Creta, zona franca tra Brescia due e la linea ferroviaria, probabilmente ha trascorso le sue ultime notti di vita anche Yassine Ezzabir, il 25enne di origini marocchine lasciato a terra domenica 12 marzo all’angolo con via Elba, morto in ospedale dopo 15 ore di agonia. Colpito prima a bottigliate e poi finito con una pietra da Habile Mire, 27enne di origini somale che ha confessato.

Contrasto dolceamaro

Entrambi con precedenti per spaccio e furto, «ospiti» la notte di quell’edificio diroccato alle spalle di un più signorile stabile dove ha trovato casa Sirani, che con i suoi arredi eleganti, gli archi e le colonne, di giorno serve il brunch ai dipendenti degli uffici di Brescia Due. Un contrasto evidente, che potrebbe presto trovare una soluzione. Entrambi gli edifici sono infatti di proprietà della società «Leonessa 60» Srl, che ha ristrutturato il primo e si accinge ora a demolire il secondo e riqualificare l’intera area.

Vero la demolizione

«Aspettiamo che il Comune ci conceda l’autorizzazione a costruire – spiega Tomaso Tomasi, amministratore unico della società – dopodiché cominceremo con la demolizione dell’immobile». Acquistato nel 2019 con l’intenzione di costruirci una palazzina di cinque piani, l’emergenza sanitaria da Covid ha allungato i tempi. E la gestione di un immobile diroccato, rifugio di tanti disperati, non è stata semplice. «Abbiamo murato gli ingressi dopo aver comprato l’edificio – continua Tomasi – ma la notte stessa hanno sfondato le pareti. Qualche mese fa c’è stato anche un incendio, probabilmente un materasso andato a fuoco, e sono intervenuti i vigili. Abbiamo murato di nuovo ma non è servito a nulla».

 «Zaffiro 23»

La soluzione sulla carta è pronta da tempo. Si chiama «Zaffiro 23», nome della palazzina che richiama il colore dell’immobile e l’anno di costruzione o quantomeno, si spera, di avvio dei lavori, che dovrebbero durare 12/14 mesi. Al posto del rudere, nascerà uno stabile in cemento, antisismico e di pregio, classe energetica A4, indipendente dalle fonti fossili grazie alla tecnologia geotermica e ai pannelli solari. Nove appartamenti, due per piano, ognuno dei quali con terrazza di 40 metri, più un superattico di 300 metri quadrati, in una zona destinata a rinascere completamente. Alle spalle dell’immobile, sull’area tra via Malta e via Sardegna saranno costruite altre palazzine, mentre lo spazio compreso tra via Sostegno e via Sardegna sarà occupato da un immobile di A2A.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato