L'insalata russa non va in guerra

Quando si perde ridicolmente il senso della realtà
Un ritratto dello scrittore Dostoevskij
Un ritratto dello scrittore Dostoevskij
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La guerra è sempre una sconfitta, una tragica sconfitta per l’umanità. Può apparire banale ribadirlo, ma abbiamo scoperto una volta in più che la realtà non si attarda in queste disquisizioni. Ma purtroppo, come diceva quello, quando pensi di averle viste tutte arriva qualcuno che ti stupisce ancora. In peggio, visti i tempi nefasti che stiamo vivendo.

Accade così che l’Università Bicocca, mica un circolino qualsiasi, decida di sospendere un corso di letture dedicate a Fëdor Dostoevskij. Quale la colpa di uno dei massimi rappresentanti della letteratura (e del pensiero) mondiale?

Essere russo. Come se durante la Seconda guerra mondiale si fossero banditi Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni perché italiani. Eppure è accaduto, la distinzione tra un popolo vittima di un dittatore e il dittatore stesso evidentemente è troppo sottile anche per le aule universitarie. Non poteva certo finire così, la follia è molto più contagiosa di qualsiasi virus, e ahinoi su questo fronte sappiamo bene di cosa parliamo.

Così in alcuni bar alla moda degli Stati Uniti (dove la guerra è evidentemente questione da aperitivo) si è cambiato nome al cocktail Moscow Mule, modificati anche gli White e Black Russian. L’insalata russa ha evidentemente i giorni contati. Così anche la fondamentale vicinanza e solidarietà per un popolo martoriato dalle bombe finisce in farsa, in un peloso buonismo patetico che si perde nelle discussioni da salotto. La pandemia non ci ha reso persone migliori, figuriamoci una guerra. Ma noi, da vecchi sognatori, non perdiamo la speranza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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