L’incubo di una vita in infradito

Alzi la mano chi non ha mai pensato, almeno una volta nella vita, lascio tutto e vado ad aprire un bar sulla spiaggia. Io non l’ho mai pensato, ma del resto mi sono rassegnato a essere una minoranza caparbiamente ostile al mainstream, vabbé, al così fan tutti. Ho quindi letto con infinita pietà umana la storia di Mariangela e Ignazio, ovviamente due milanesi, che hanno deciso di lasciarsi alle spalle una vita fatta di lavoro in ufficio, metropolitana, poco tempo per se stessi (immaginiamo che in questi preziosi ritagli tutti per loro si siano goduti qualche aperitivo fatto con tra le mani bicchieroni di spritz sui Navigli, ma certo non poteva bastare), per trasferirsi su una calda isola indonesiana.
Premettendo che per noi gente di pianura e di fiume una location del genere è pari a un girone infernale dantesco, i due piccioncini hanno aperto un bed&breakfast, un piccolo angolo accogliente come lo chiamano loro dove ospitano i turisti. La zona, spiegano le guide turistiche, è ideale per i viaggiatori zaino in spalla e per i surfisti, e anche stavolta non ci siamo, ma ripeto: è colpa mia. Il cambio vita è stato per i due milanesi pentiti particolarmente edificante, dal 2015, hanno sottolineato con un orgoglio che li ha quasi portati alle lacrime, non hanno più usato le scarpe ma solo sandali e infradito. Una vita in ciabatte infradito.
Quando siete stanchi, stressati, quando non reggete più il vicino di scrivania, quando pensate con occhi a cuore di mettervi a servire cocktail nel chiringuito al mare, ecco fate un bel respiro profondo e pensate all’orrore di una vita in infradito.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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