La paura che si trasforma in angoscia e la preoccupazione che diventa allarme sono reazioni utili. Le fiamme che divampano non sono il problema ma piuttosto la manifestazione del disagio che esplode e dilaga, si espande e diventa indomabile. Fiamme piccole o grandi c’erano già da tempo ma non ce ne siamo accorti. Il disagio giovanile, la rabbia, l’incapacità di controllo abbondavano come pure la disattenzione degli adulti, la distanza degli sguardi o la trascuratezza come mancanza di «cura» e pre-occupazione per le vere necessità dei bambini e degli adolescenti. Ora emerge e ne prendiamone atto.
Assumiamoci come adulti la responsabilità, prendiamo in carico il dolore e la rabbia, l’angoscia nostra e il senso di fallimento che sembra far parte di un’educazione fortemente impoverita. E non chiamiamo «emergenza» solo la violenza degli stupri, le offese e le persecuzioni di gruppo, la brutalità dei gesti che sono e rimangono inaccettabili, perché dall’emergenza nasce solo una risposta tampone provvisoria, che ci fa spegnere il fuoco, inasprire le pene o sopprimere i telefonini perché un capro espiatorio ci serve.



