L'illusione di spegnere i cellulari dei ragazzi

Necessita una urgente e precoce educazione digitale dei minori e competenze più evolute per chi educa
Una ragazza al cellulare
Una ragazza al cellulare
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La paura che si trasforma in angoscia e la preoccupazione che diventa allarme sono reazioni utili. Le fiamme che divampano non sono il problema ma piuttosto la manifestazione del disagio che esplode e dilaga, si espande e diventa indomabile. Fiamme piccole o grandi c’erano già da tempo ma non ce ne siamo accorti. Il disagio giovanile, la rabbia, l’incapacità di controllo abbondavano come pure la disattenzione degli adulti, la distanza degli sguardi o la trascuratezza come mancanza di «cura» e pre-occupazione per le vere necessità dei bambini e degli adolescenti. Ora emerge e ne prendiamone atto.

Assumiamoci come adulti la responsabilità, prendiamo in carico il dolore e la rabbia, l’angoscia nostra e il senso di fallimento che sembra far parte di un’educazione fortemente impoverita. E non chiamiamo «emergenza» solo la violenza degli stupri, le offese e le persecuzioni di gruppo, la brutalità dei gesti che sono e rimangono inaccettabili, perché dall’emergenza nasce solo una risposta tampone provvisoria, che ci fa spegnere il fuoco, inasprire le pene o sopprimere i telefonini perché un capro espiatorio ci serve.

Ci serve invece una presa di coscienza che ci porti all’origine della sofferenza, a un progetto educativo mancante da costruire dall’inizio. Serve a poco togliere il cellulare ma è necessario educare a un suo uso corretto i bambini e i ragazzi ma anche gli adulti. E per fortuna la voce importante del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, lo ha ribadito dicendo che necessita una urgente e precoce educazione digitale dei minori e competenze più evolute per chi educa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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