L'idraulico polacco? Ora arruola immigrati

E adesso che diranno gli idraulici polacchi? I mitici «plombiers polonais», il cui spettro evocato dalle forze anti-europeiste per una invasione della Francia a scapito di quelli locali per i loro bassi costi, nel 2005 non solo fece fallire il referendum francese sul nuovo Trattato costituzionale europeo, ma fece «saltare» di fatto il Trattato stesso... Sì, che diranno?
Ora che il loro governo d’ispirazione rigidamente sovranista e così ostico a recepire le modifiche proposte da Bruxelles per la redistribuzione dei migranti irregolari che approdano nell’Unione, intende aprire le porte ad almeno 400mila immigrati con tanto di visto regolare da ottenere tramite un’apposita procedura semplificata (per inciso: l’ultimo decreto flussi italiano prevedeva all’incirca 82.000 visti per lavoratori stranieri). Una scelta «obbligata» (sarà?) dalla carenza di manodopera che sta frenando l’effervescente congiuntura economica polacca.
Così i confini che furono rigidamente blindati (con la Bielorussia) nel 2021 dai soldati per fermare i profughi mediorientali impantanati nella neve e nella foresta, ora si dischiuderanno a un esercito di lavoratori reclutati in 20 Paesi extra-Ue, tra cui Arabia, Qatar, Turchia e Stati centroasiatici (tutti di religione islamica) o altri come il Vietnam, Thailandia e Nigeria, ben lontani dalle tradizioni cattoliche e slave che si incrociano sulla Vistola.
Chissà, forse nella Polonia sovranista, ma pratica («prima di tutto il Pil»), non temono l’idraulico vietnamita né quella sostituzione etnica che fa tremare i cuori ad altre latitudini.
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