Lettera di un detenuto al ministro: «Ripristini le telefonate ai parenti»

Una telefonata in questo caso alleggerisce la vita. Non la allunga, come diceva un vecchio spot televisivo, ma la rende meno dura. Soprattutto se a voler alzare la cornetta è un detenuto.
Fino al 28 febbraio le chiamate dal carcere ai familiari potevano essere quotidiane, ma dall’inizio di marzo le regole dietro le sbarre sono tornate quelle pre-covid. Una sola telefonata a settimana e nulla di più. Da Brescia è così partito un appello per Carlo Nordio, ex magistrato e attuale ministro della Giustizia, che il giorno del suo insediamento in via Arenula aveva promesso investimenti per le strutture carcerarie italiane.
La lettera
«In una situazione drammatica come quella passata negli ultimi tre anni in cui noi non potevamo avere colloqui con l’esterno a causa del virus, la concessione dell’allora ministro della Giustizia è stata un toccasana per rafforzare sempre di più i rapporti con i nostri familiari, perché è come se fossimo stati in casa quotidianamente nonostante siamo rinchiusi in quattro mura per scontare giustamente la nostra pena» scrive un detenuto dal carcere di Verziano.

È Loredano Busatta, 60enne che ha passato un periodo in cella con Massimo Bossetti e che sta scontando a Brescia una condanna definitiva a più di nove anni per rapina. E che ha inviato una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio (e un’altra al nostro giornale che trovate nella sezione lettere al direttore), per chiedere proprio il ripristino delle telefonate quotidiane a casa.
Dal carcere di Verziano
«La mia richiesta è a nome di tutta la popolazione» spiega il detenuto il quale ricorda che: «Lo Stato italiano durante la pandemia ha impegnato risorse economiche per ampliare le linee telefoniche e le apparecchiature per permettere a tutti di chiamare casa ogni giorno. Perché - chiede al ministro della Giustizia - dopo tutto lo sforzo, il lavoro e le risorse impiegate, viene abolito? Perché tornare indietro avendo già strutturato tutto il sistema per migliorarlo?».
Il ripristino delle regole pre emergenza Covid per il mondo del carcere, tra cui ricordiamo anche il rientro in cella la notte per i detenuti in regime di semilibertà che durante la pandemia invece non dormivano in carcere, sta contribuendo a incrementare il già alto livello di tensione dietro le sbarre a Brescia. «Noi che viviamo in carcere - si legge nella lettera inviata dal detenuto di Verziano al ministro Nordio - stiamo scontando giustamente la nostra condanna, ma la Costituzione dice di rieducare il detenuto per garantire un migliore reinserimento graduale nella società. Togliere la possibilità di telefonare ogni giorno ai parenti è una punizione supplementare, una condanna sulla condanna, che per certi versi ci fa allontanare dalle nostre famiglie che sono l’ultima nostra ancora di salvezza. Gli affetti familiari - conclude - sono una linfa per resistere».La speranza della popolazione di Verziano è di «ottenere dal ministro Nordio un segnale di positività in una situazione allo sfascio come è realtà delle carceri italiane».
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