Le trecce di Valeria Sofia per le malate oncologiche

Valeria Sofia ha 7 anni e vive con la mamma a Brescia. Le piacciono gli animali, la matematica e lo skate. Ha una cagnolina di nome Edvina, un criceto e un canarino. Fosse per lei «avremmo la casa piena di animali». Sogna di fare la veterinaria per prendersi cura dei cuccioli in difficoltà. Ama la scuola, ma non i compiti, e a settembre frequenterà la terza elementare all’Istituto Santa Maria di Nazareth a San Polo. Valeria Sofia è ancora una bambina, ma nelle scorse settimane ha compiuto un gesto di grande generosità: ha tagliato i suoi lunghi capelli biondi per regalarli ai bimbi meno fortunati, che hanno perso i loro a causa della malattia.
«Grazie a Emanuele Parrucchieri di Cellatica abbiamo realizzato questo suo desiderio - prosegue la mamma -. Sulle prime era dispiaciuta quando si è vista coi capelli corti, ma le è tornato subito il sorriso quando Emanuele le ha spiegato che ricresceranno».
I capelli che cadono per le cure
Il gesto di Valeria Sofia non è isolato. Anche perché risponde ad esigenze molto concrete. Immaginate di essere una donna, malata, che lotta contro un tumore. Immaginate di aver subito un intervento, magari al seno, che già mina la sicurezza in sé e, in questo caso, anche la propria femminilità. E che sia anche necessario fare un ciclo di cure che fanno perdere i capelli. Se per un uomo è un problema secondario (va pure di moda), per la maggior parte delle donne non lo è, le espone non solo a fare i conti con lo specchio, ma anche a decine di domande indiscrete. Così per alcune la parrucca è un rifugio rassicurante che permette di avere ancora una vita sociale, poter uscire. Ma non tutte queste capigliature posticce sono uguali per qualità, quelle che danno l’effetto migliore costano diverse migliaia di euro. È così che negli anni è nata una rete virtuosa, sostenuta da diverse associazioni, che raccoglie capelli per malati oncologici.

Come si fa a donare
La Jo March di «Piccole donne» aveva venduto i capelli, «il suo orgoglio», per acquistare il biglietto del treno alla madre, qui invece è, e deve essere, tutto gratuito: i capelli vengono inviati ad un’associazione che li manda ad una ditta specializzata. Qui le strade si dividono perché ogni associazione ha un proprio contratto da rispettare: c’è chi in cambio della chioma ne riceve, dall’azienda che la ottiene, parrucche inorganiche e chi, invece, ne fa toupet di veri capelli creando un filo diretto tra donatore e destinatario. Tutte le realtà però chiedono garanzie, documenti che attestino la patologia neoplastica. Diverse anche le lunghezze di capelli per chi fa questa scelta: c’è chi chiede un minimo di 25 centimetri e chi 40. E spesso è demandata al parrucchiere che dovrà tagliare la scelta della realtà a cui donare.
In salone
«Tutto è iniziato per caso con una cliente che ci ha chiesto di tagliarle i capelli - racconta Luisa Gatta titolare del salone "Moda Capelli" di via Corsica -, in quel caso fu lei poi a spedirli. Poi ho voluto approfondire e ho conosciuto Tricostarc che lavora con Fondazione Prometeus». Quando capita l’occasione viene proposta la donazione a questa rete: «Ci è successo 3-4 volte, e la cosa si ripete sempre più spesso ultimamente - continua Gatta -, perché le nuove generazioni sono più sensibili della nostra». E una ne genera un’altra: «Tempo fa, abbiamo proposto la donazione ad una 12enne con dei capelli meravigliosi che voleva tagliarseli - racconta Luisa Gatta -, li abbiamo spediti con una lettera nella quale spiegavamo il perchè della scelta».
Qualche mese dopo Luisa, Iris, Francesca e Martina hanno ricevuto il ringraziamento della giovane che aveva ricevuto la parrucca fatta con i capelli tagliati da loro: «È stato molto bello perché il nostro obiettivo era proprio aiutare una donna».
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