«Sóm turnàcc al càmp dele sèt pèrteghe». L’espressione mi viene all’occhio mentre sfoglio un prezioso libello da anni dimenticato in biblioteca: «Il dialetto della Valle Sabbia» edito da Grafo nel 1995 e compendio postumo del lavoro di Guido Bonomi, poeta e dialettale e appassionato ricercatore linguistico di Avenone di Pertica Bassa.
L’espressione - diffusa in molte parti del Bresciano - indica il tornare punto e a capo dopo un lungo indaffararsi, senza peraltro aver risolto nulla. Mi sono sempre chiesto perché mai un campo di sette pertiche rappresenti un problema, e stavolta il destino mi spinge ad affrontare il nodo di petto. La parola pèrtega indicava innanzitutto un lungo bastone (come «pertica» per i Romani) ma anche una lunghezza e - ecco a noi - una superficie. Una pèrtega era un quarto di piò (che corrisponde a 3.255 metri quadri, di fatto un terzo di ettaro).



