Le forbici del dissenso delle donne iraniane

In Iran io non ci sono mai stata. L’idea che mi sono fatta l’ho costruita attraverso le suggestioni dei film di Abbas Kiarostami e i racconti che ho letto. Teheran l’immagino così come l’ha descritta Lilli Gruber nel libro «Chador». Una città enorme congestionata dentro un traffico disordinato, sotto un cielo offuscato dallo smog dove tradizioni ed etnie differenti si fondono. Mi sembra di averla vista davvero la povertà cromatica dei suoi edifici, costruiti con mattoni bianchi e grigi, sui quali sono affissi grandi cartelloni scritti con i caratteri sinuosi dell’alfabeto arabo.
Da molti giorni da quella terra carica di contraddizioni, dove è nata la parola paradiso, derivata dal termine «pairidaez» che significa giardino, giungono delle immagini che oltrepassano le barriere conservatrici e smuovono le coscienze. Non bastano gli idranti e neppure le armi per spegnere la potente protesta seguita alla morte della studentessa curda Masha Amini, arrestata dalla «polizia morale» per via di un ciuffo di capelli che le uscivano da sotto il velo. Colpisce il coraggio di tante donne che sfidano gli agenti cantando slogan, che bruciano i veli e si tagliano i capelli in piazza. Non si era mai visto un atto di ribellione compiuto con le forbici per esprimere il dissenso. Ma se queste donne sono disposte a sfregiare la loro femminilità significa che il malessere ormai è incontenibile. Le iraniane oggi chiedono giustizia mostrando i visi belli e fieri. I loro occhi scuri e profondi attraversano l’etere come una forte azione dimostrativa per scuotere l’abulia di ogni società civile. Forse smuove anche le fondamenta di quel Paese in bilico tra un passato secolare e un presente nel quale le nuove generazioni non si riconoscono più.
La scelta di sfregiare un’ideale di bellezza radicato in Medio Oriente non può passare inosservato. Quei capelli tagliati dicono che ancora oggi non è facile nascere femmine in molti posti, ma in alcuni lo è anche di più. Fra le righe lo ha scritto anche Azar Nafisi nel suo libro «Leggere Lolita a Teheran». Il vento del cambiamento però non è mai prevedibile. Può succedere che il battito d’ali di una farfalla non provochi un urgano dall’altra parte del mondo, ma lo scateni proprio nel luogo dove sta volando. Quando la gente smette di sopportare decide di dare un taglio a tutto. Succede sempre cosi!
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