La storia di Francesco e della sua camera senza più pareti

Il bambino, 10 anni, è malato e vive nella sua camera: grazie alla Dad e al web ha conosciuto i suoi compagni di classe
Uno dei disegni che i compagni hanno fatto avere a Francesco - © www.giornaledibrescia.it
Uno dei disegni che i compagni hanno fatto avere a Francesco - © www.giornaledibrescia.it
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All’improvviso, è come se dalla stanza di Francesco fossero scomparse le pareti e dal soffitto altro non si riuscisse a vedere se non un bellissimo cielo. Ci piace mutuare le parole della canzone di Gino Paoli, «il cielo in una stanza» per raccontare una bella storia. Pensiamo ad una canzone d’amore, perché commovente, sincero, senza confini, come solo sa esserlo nel cuore e nei gesti dei bambini, è l’amore che i compagni di scuola nutrono per Francesco.

Lui, 10 anni compiuti da poco, frequenta la quarta elementare alla «Tito Speri». Frequentare, per questo bambino, significa tuttavia non uscire dalla propria stanza perché una grave malattia genetica rara gli impedisce di muoversi. A letto, o su una speciale sedia, per i primi anni ha seguito le lezioni della maestra Mariagrazia e, da ultimo, quelle di Orietta.

La pandemia, tuttavia, ha costretto a modificare equilibri che per il nostro piccolo erano già precari, costringendo ad interrompere le lezioni in presenza con l’insegnante. Difficoltà che hanno acuito l’ingegno e l’inventiva delle persone che ruotano intorno a lui: se tutti gli scolari sono costretti a rimanere a casa e a seguire la didattica a distanza, perché non farla seguire anche a Francesco, visto che lui è sempre a casa? «All’inizio eravamo dubbiosi e perplessi. Poi, dopo alcuni incontri anche con la direzione della scuola e i genitori degli altri bambini, abbiamo avuto il via libera» racconta Erika Gatta, la tata che da anni segue Francesco nel suo non facile percorso di crescita. «Abbiamo avuto una bellissima risposta da parte dei bambini con i quali, per ragioni organizzative, ci collegavamo per alcune ore di pomeriggio ed in gruppi ristretti - continua -. All’inizio tutti si sono informati per cercare di capire cosa appassionasse il loro compagno. Lui ama molto i dinosauri, così abbiamo elaborato il progetto "Dinosauri in cerca d’autore", creando di giorno in giorno un testo narrativo fantastico».

Francesco era estasiato. Per lui, la didattica a distanza ha aperto un ponte che gli ha permesso di uscire metaforicamente dalla sua stanza, di conoscere altri bambini, di socializzare con loro e di sentirsi parte di un gruppo, pur nei limiti legati alla sua malattia che gli impedisce di parlare e di muoversi. Gli occhi, però, si muovono. Sono vivaci, intelligenti. Gli altri bambini hanno imparato subito un modo alternativo di comunicare con Francesco, ricorrendo al linguaggio del corpo, alla luce dello sguardo, alle immagini. Senza porre domande, lo hanno coinvolto in giochi in cui anche lui potesse partecipare.

Si è creato un bellissimo contesto di scambio e di relazione ed il nostro bimbo era talmente coinvolto che non aveva più attenzioni per nessuno, nemmeno per i genitori. Per il compleanno, i suoi compagni hanno registrato un minifilmato con i dinosauri come protagonisti, ma anche lavoretti e disegni in un costante e continuo scambio di creatività. La storia per immagini è diventata patrimonio della classe aperta, della quale la camera speciale di Francesco è parte integrante.

Su tutto, sul progetto, sulla didattica, sull’esperienza condivisa, prevale l’affetto di Francesco per i suoi compagni e di loro per lui. Lo hanno dimostrato nelle parole scritte sulle «nuvolette» uscite dalle fauci dei dinosauri disegnati. Ed ora che la scuola è finita, in attesa di settembre, lo dimostrano assumendosi un impegno che ha un valore inestimabile: per tutta l’estate, una volta alla settimana e a gruppi, si collegano con lui da casa, dai luoghi delle vacanze, dal parco giochi. Per non interrompere un legame prezioso che sta arricchendo e facendo crescere tutti.

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