La Provincia di Brescia «sgonfia» il Piano Cave e propone un documento senza nuovi ambiti estrattivi, che riduce del 25% il numero degli Ate e che punta a sfruttare fonti alternative per coprire il fabbisogno di sabbia e ghiaia dei prossimi 10 anni. In fondo il vecchio piano era a detta di tutti «sovradimensionato»: 70 milioni di metri cubi previsti nel 2005, 35,7 quelli estratti a fine 2018.
In pratica solo la metà di quanto ipotizzato quindici anni fa. Un dato che è risuonato come un mantra nell’impostazione del nuovo Piano decennale.


