I giorni dedicati ai morti sono tra quelli che più profondamente risuonano nell’animo della nostra terra (e fors’anche della Terra tutta). E nella stessa parlata dei nostri nonni riecheggiano qua e là segnali di questa radicata pietas nutrita nei confronti di chi è defunto. Alcuni di questi segnali strappano un sorriso.
Penso ad esempio alla deformazione che porta noi bresciani a chiamare grisantémi i fiori per i cimiteri. Deformazione che fa sì che il nome originario perda tutta la sua lucentezza («crisantemo» è composto dalle radici greche krisòs e ànthemon e letteralmente significa «fiore d’oro»): con quel «gr» iniziale assume invece una venatura grigia e greve. Altri segnali li trovo tenerissimi. Ad esempio l’antica usanza di riferirsi al parente defunto come al poarì de me pàder o alla poarìna de me màder. Il mio povero padre, la mia povera madre.



