La pausa di un amen fra la luce e l'ombra

La luce e l’ombra. In mobile equilibrio su una meridiana per raccontare il tempo che passa. E proprio mentre riponevo il lönàre del 2020 e provavo a immaginare quello del 2021, dalla mia ingovernabile memoria ha fatto capolino l’immagine della meridiana che da un vecchio muro dell’abitato di Pezzo (nella foto qui sopra), in dialetto antico, recita: «Trìghet n’amen». Un invito rivolto forse al tempo stesso, certo al viandante.
Trìghet n’amen possiamo tradurlo in italiano con «fermati un attimo». Il verbo trigà significa infatti fermare e al riflessivo trigàs fermarsi. Proprio «prendere fiato, riposarsi» è il significato del verbo latino «strigo» che sta alla radice di quello bresciano. Trìghet, fermati, riposati. Un invito che più spesso nelle nostre terre senti espresso con l’imperativo pólsa, che i linguisti fanno scendere sempre dal latino ma questa volta dalla radice «pausa».

Trìghet n’amen. Una frase, una scritta, vanno lette per quanto mettono in luce ma anche per quanto lasciano in ombra. Per quanto dicono e per quanto, tacendo, presuppongono. L’invito a trigàs infatti, a me pare, prenda valore proprio a fronte dall’impegno dal quale - momentaneamente - ci si libera. È ricco di senso il nostro «districarsi» quanto più «intrigante» è la quotidianità dalla quale ci concediamo di prende fiato. E di farlo per un amen. Cioè per la durata di un bisillabo che qui indica la brevità, ma che inesorabilmente - dall’«om» orientale all’«amen» ebraico, dall’«amin» islamico fino all’«amen» cattolico - porta con sé l’eco spirituale di una preghiera. Riposo, spiritualità, quotidianità intrigante: sarebbe un bel 2021.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
