«Sono come la batteria di un cellulare che ha una carica fra il 20 e il 30 per cento. È quella la riserva di energia che ho a disposizione per l’intera giornata e a volte basta a malapena per alzarmi dal letto, lavarmi, vestirmi..». In una parola: sopravvivere. L’incubo di Giulia Zera è cominciato dopo il Covid, contratto in forma leggera nel febbraio di un anno fa. «Non ho nemmeno avuto la febbre - rammenta -. Solo un po’ di mal di gola e raffreddore. In una settimana mi ero già negativizzata».
Solo che quel senso di stanchezza immane non si è mai allontanato e per lei, 55enne dalla vita salutare e attiva, libera professionista e mamma, giorno dopo giorno è diventato sempre più difficile alzarsi dal letto. «Ero come un ingranaggio inceppato - spiega -: sempre più affaticata, sempre più stanca. Ero arrivata al punto di percepire un semplice tragitto in auto come quello da Brescia a Montichiari come una traversata oceanica».




