La messa di mezzanotte? Il vescovo celebra in Duomo alle 20

Il vescovo Pierantonio Tremolada presiederà la messa della notte di Natale alle 20 in cattedrale, in tutta la diocesi le celebrazioni si concluderanno prima delle 22. Le polemiche sull’impossibilità di celebrare a mezzanotte (appunto a causa del coprifuoco) non hanno minimamente intaccato le certezze della Chiesa cattolica.
La linea è stata dettata dal Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana: «Tenuto conto delle diverse situazioni, sarà cura dei Vescovi suggerire ai parroci di orientare i fedeli a una presenza ben distribuita, ricordando la ricchezza della liturgia per il Natale che offre diverse possibilità: messa vespertina nella vigilia, nella notte, dell’aurora e del giorno. Per la messa nella notte sarà necessario prevedere l’inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto coprifuoco».
La messa della notte, non della mezzanotte. Come ha sottolineato padre Antonio Spadaro, direttore dell’autorevole rivista «La Civiltà Cattolica» (e uomo molto vicino a Papa Francesco: «Nella notte di Natale la liturgia ci invita a fare esperienza spirituale dell’entrare nell’oscurità per ammirare e adorare il manifestarsi della vera Luce, quella del Verbo di Dio che incarnandosi ha illuminato la storia». Prosegue il gesuita: «Il dato simbolicamente importante per la celebrazione della notte non è l’orario esatto (che sia la mezzanotte o qualsiasi altra ora), ma il fatto che si celebri quando non c’è luce, quando è buio. E questo proprio per rendere evidente il senso simbolico della festa».
Per non lasciare spazio al dubbio, padre Spadaro ha citato un aneddoto su san Clemente Alessandrino, scrittore greco cristiano del II secolo; lui che fu uno dei padri fondatori della Chiesa annotava: «Non si contentano di sapere in che anno è nato il Signore, ma con curiosità troppo spinta vanno a cercare anche il giorno».
Non solo, nel 1993 san Giovanni Paolo II, durante l’udienza di preparazione del Natale disse. «La data del 25 dicembre, com’è noto, è convenzionale». «Ogni comunità - ha scritto il vicario generale mons. Gaetano Fontana ai parroci -, tenuto conto della capienza della propria chiesa e della conformazione del proprio territorio, ipotizzi soluzioni che mirino a garantire da un lato la massima partecipazione possibile dei fedeli alle messe di Natale e dall’altro l’ordinato svolgersi delle procedure di sicurezza con sufficiente personale incaricato. Per questo potrebbe essere necessario coinvolgere la pubblica amministrazione o il volontariato del territorio. Non si escludano eventuali cambi di orario, celebrazioni aggiuntive e all’aperto».
I vari sacerdoti sono quindi al lavoro per programmare le funzioni secondo le indicazioni, in alcune parrocchie la messa del 24 dicembre sarà celebrata verso le 18/19 come una celebrazione prefestiva.
Oltre all’orario, grande attenzione alla sicurezza, all’evitare assembramenti. Quando le disposizioni del Governo lo hanno consentito, per ogni chiesa è stata stabilita la capienza massima, così da garantire il necessario distanziamento. I sacerdoti hanno indicato sui vari banchi i posti assegnati, a conti fatti molto meno della metà rispetto alla vita pre Coronavirus. Le acquesantiere sono ovviamente vuote, all’ingresso c’è invece il gel igienizzante per le mani.
Durante ogni celebrazione alcuni volontari controllano che tutto si svolga nel pieno rispetto delle regole. Sarà così anche a Natale, nessuna deroga. Il mondo delle parrocchie durante la pandemia ha dimostrato la grande capacità di adattarsi alle necessità, e di farlo in totale sicurezza. Don Giovanni Milesi, responsabile diocesano della pastorale giovanile, nei giorni scorsi ci ha raccontato con orgoglio dell’estate dei nostri oratori trascorsa con le attività (certo ridotte) e nessun caso di focolaio. Ora è arrivato il turno del Natale.
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