Brescia e Hinterland

L’allarme di palestre e centri sportivi: «Il futuro è incerto»

Non si sa se dopo la metà di gennaio potranno riaprire, intanto resistono pur essendo allo stremo
Futuro incerto per le palestre, chiuse dai Dpcm per contenere i contagi da Covid - Foto © www.giornaledibrescia.it
Futuro incerto per le palestre, chiuse dai Dpcm per contenere i contagi da Covid - Foto © www.giornaledibrescia.it

I mesi alle spalle sono stati difficilissimi. Il presente, dopo la nuova chiusura - la prima durante il lockdown di primavera, la seconda, dettata dal Dpcm del 24 ottobre, è stata poi confermata dall’ultimo Dpcm del 3 dicembre - ancor più preoccupante.

E il futuro, dicono i gestori di palestre, piscine e centri sportivi, rischia di essere nerissimo per un settore messo in ginocchio dall’emergenza coronavirus. I mesi a venire sono segnati dall’incertezza. Non si sa se dalla metà di gennaio, questo per ora il termine indicato dal Dpcm del 3 dicembre, le palestre riapriranno oppure no. Quel che è certo è che il settore del fitness è allo stremo.

Con fatturati che registrano perdite molto gravi e spese fisse che restano invariate. «La situazione comincia a farsi molto dura - racconta Gianni Mazzi, che con altri soci nel febbraio del 2019 ha aperto la palestra Milon in via della Volta -. E non si vede ancora la luce in fondo al tunnel. Per il momento stiamo a galla e resistiamo. Ma diventa sempre più difficile. Prima dell’emergenza eravamo soddisfatti di come stava andando. Poi c’è stato il primo lockdown. Dopo la riapertura a giugno stavamo riprendendo bene, poi la nuova chiusura».

Michele Martinetti, titolare di Arena Travagliato, nell’omonimo Comune, conferma: «Il quadro inizia a farsi critico perché la chiusura si sta prolungando parecchio. Nel 2020 possiamo dire di aver lavorato a pieno regime soltanto due-tre mesi. E non sappiamo quanto ancora sarà possibile sostenere questa situazione. Con i centri chiusi per noi il fatturato è praticamente pari a zero».

Il Governo nei decreti ristori ha inserito anche le palestre tra i comparti che ne hanno diritto. Ma per chi gestisce i centri fitness non basta. C’è bisogno di interventi ancor più significativi per l’intero settore. «Per ora noi non abbiamo ricevuto nulla nel primo lockdown e neppure adesso. Io ho ottenuto il bonus da 600 euro perché sono a partita Iva, ma come struttura neppure un centesimo. Credo che se il Governo riuscisse a mettere in pausa affitti e tasse potrebbe darci un aiuto davvero concreto», dice Mazzi.

Lucio Zanchi, amministratore delegato di Millennium Sport & Fitness, cui fa capo il centro sportivo Millennium, nonché consigliere nazionale dell’Associazione nazionale impianti fitness e sport aggiunge: «L’associazione sta lavorando per fare in modo che l’opinione pubblica e il Governo si rendano conto della reale importanza del nostro settore pure da un punto di vista salutistico. Perché l’attività sportiva contribuisce al benessere». E Paolo Cima, pure ad di Millennium Sport & Fitness, rimarca: «Abbiamo vissuto e stiamo vivendo un doppio stop. E non abbiamo neppure idea, ad oggi, di quando potremo riaprire. Questo nonostante tutte le palestre e i centri sportivi si fossero attrezzati con tutte le misure di sicurezza anti-Covid. L’attività si svolgeva in assoluta sicurezza».

Nel frattempo, le palestre e i centri sportivi si sono reinventati all’insegna del 4.0. Grazie a tecnologia e intelligenza artificiale, il fitness online è diventato sempre più protagonista. L’attività sportiva si è fatta sempre più social, con contenuti via web e app ad hoc. E personal trainer on demand. «Stiamo facendo lezioni online - conferma Mazzi - e ai nostri clienti che non hanno modo di seguirle, abbiamo prestato l’attrezzatura».

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