Era terrorizzata. Tanto da ad accettare sotto minaccia addirittura di sposare l’uomo, che da datore di lavoro si era trasformato in fidanzato e che la picchiava, umiliava e insultava. E che ieri nel processo di appello, dopo la condanna in primo grado a tre anni e quattro mesi per stalking, maltrattamenti e sequestro di persona, ha patteggiato una pena di due anni, dieci mesi e venti giorni.
Si tratta di un 35enne pakistano che si trova agli arresti domiciliari dall’8 agosto 2020 e per il quale il giudice ha disposto l’espulsione dall’Italia una volta scontata la pena. «Una vicenda che si è sviluppata in un ambiente sociale e familiare della persona offesa e dell’imputato, contrassegnato da integralismo religioso di matrice musulmana e forte adesione ai valori tradizionali pakistani» scrisse il giudice nella prima sentenza per inquadrare una storia che ha in una data il suo momento più nero.




