In tempo di crisi va di moda il mercatino

Al dettaglio o via web, è una forma per arrotondare in tempi di crisi e liberarsi di cose inutili.
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C'è un'attività che segna tassi di crescita a due cifre: il mercatino. Quello dove si porta dall'orologio a cucù della nonna fino alla raccolta dei Gormiti costata un occhio ma abbandonata alla polvere dai figli cresciuti. E questo sia per evitare di intasare gli spazi stretti di casa, sia per recuperare qualche euro ma anche, a volte, per dire no all'abitudine dell'usa e getta molto in voga negli anni di espansione.

L'attività del mercatino è così promettente che in Italia, oltre ai molti appuntamenti domenicali 'en plein air' organizzati nelle città, è diventata addirittura un franchising con un centinaio di punti vendita sparsi da nord a sud: Mercatopoli. «Un network di vendita che - spiega Alessandro Giuliani, il direttore tecnico - dovrebbe fatturare a fine anno circa 20 milioni (l'11% in più sul 2011) e registrare una crescita di punti vendita del 10-11%. Tanto che si guarda all'estero e un primo punto vendita è già stato aperto in Svizzera.

Ad oggi - le vendite sono tracciate su internet - sono stati redistribuiti alla clientela (dalle vendite degli oggetti di casa) 5,1 milioni, ma il grosso del fatturato dovrebbe arrivare tra ottobre e dicembre. Mercatopoli però non gira solo per soldi: oltre ai clienti collezionisti, il mercatino (reale e su web) attira anche clienti interessati all'aspetto «ambientalista»: «Molti - spiega Giuliani - vengono rifiutando il modello del consumismo esasperato per il quale esistono solo oggetti usa e getta».

«Il mercatino reale e quello virtuale viaggiano parallelamente - spiega Antonella Spagnoli, titolare dell'ultimo punto vendita aperto a nord della Capitale -. Abbiamo una vetrina sul web nella quale esponiamo i nostri oggetti che vengono agganciati dai motori di ricerca». Per vendere si porta il bene che viene valutato. Si stabilisce a quanto sarà messo in vendita e resta in negozio per 60 giorni. Dopo 60 giorni il prezzo dei beni non venduti si abbassa (dal 10 al 50%). Poi va in svendita. Il ricavato va per il 50% ai clienti venditori, il resto, 40% al netto dell'Iva, al mercatino. La percentuale del cliente venditore, per alcune tipologie di oggetti, sale fino al 65%.

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