Per un ministro che crede che in Italia spesso «i poveri mangiano meglio dei ricchi», c’è un deputato a ritenere che «4.700 euro al mese non è uno stipendio d’oro». In fondo Lollobrigida e Fassino sono l’incarnazione contemporanea di Giano Bifronte, senza essere dèi. Sono volti di una stessa medaglia che cristallizza tempi bui di tremenda distanza tra politica e Paese reale. Non guardano a futuro e passato come l’antica divinità ma a questo e a quell’altro privilegio.
Qualcuno direbbe che è populismo, altri parlerebbero di qualunquismo; ma per il popolo (qualcuno ha notato che il senso comune del termine pare ormai dispregiativo?) queste frasi sono questione di vita o di morte. Toccano i nervi, più che la pancia. E raramente vengono dimenticati, perché scavano l’intimità di ognuno, riaprono ferite quotidiane, mettono sul piatto le difficoltà a sbarcare il lunario.



