In Italia il grottesco è bipartisan

Per un ministro che crede che in Italia spesso «i poveri mangiano meglio dei ricchi», c’è un deputato a ritenere che «4.700 euro al mese non è uno stipendio d’oro». In fondo Lollobrigida e Fassino sono l’incarnazione contemporanea di Giano Bifronte, senza essere dèi. Sono volti di una stessa medaglia che cristallizza tempi bui di tremenda distanza tra politica e Paese reale. Non guardano a futuro e passato come l’antica divinità ma a questo e a quell’altro privilegio.
Qualcuno direbbe che è populismo, altri parlerebbero di qualunquismo; ma per il popolo (qualcuno ha notato che il senso comune del termine pare ormai dispregiativo?) queste frasi sono questione di vita o di morte. Toccano i nervi, più che la pancia. E raramente vengono dimenticati, perché scavano l’intimità di ognuno, riaprono ferite quotidiane, mettono sul piatto le difficoltà a sbarcare il lunario.
L’esperienza personale riemerge, sempre. Ma negli Annales degli strafalcioni sono finiti Padoa-Schioppa (che nel 2007 parlò di «giovani bamboccioni»), Elsa Fornero (nel 2012 i ragazzi erano diventati «choosy», schizzinosi), Pina Picierno (nel 2014 «con 80 euro al mese una famiglia fa due settimane di spesa»), Daniela Santanché («i percettori del Reddito di cittadinanza sono fannulloni», solo pochi mesi fa). Perché in Italia il grottesco è spesso bipartisan.
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