Il tribunale resta aperto, la giustizia non si ferma

Dalle finestre del suo ufficio al settimo piano del Palazzo di giustizia vede tutta Brescia. Una città da oggi chiusa per il lockdown bis imposto dal Governo e mal digerito dalle istituzioni locali.
«Speriamo che le misure possano contenere il contagio e che si possa riprendere la vita normale quanto prima» dice il presidente della Corte d'appello Claudio Castelli che non entra nelle polemiche di questi giorni sulle zone rosse, ma annuncia: «La giustizia a Brescia non si ferma».
L’idea è quella di non rallentare nemmeno. «Abbiamo raccolto la richiesta degli avvocati e riteniamo che ci siano tutte le condizioni per poter proseguire. Il tribunale non è mai stato chiuso nella prima ondata di covid e non succederà nemmeno ora. Andiamo avanti con tutte le attività» spiega Castelli. Precisando: «Ovviamente nel rispetto delle restrizioni che sono in vigore da mesi per l'accesso al tribunale e delle norme anti covid e con la formula delle udienze in civile che vengono celebrate anche nel pomeriggio che sta funzionando». Per quanto riguarda il penale ieri mattina però all'esterno di alcune aule del Palagiustizia non sono mancati momenti di sovraffollamento, con decine di avvocati in attesa e assembramenti tra polemiche anche per via del mancato rispetto degli orari di chiamata delle udienze e fotografie poi pubblicate sui social da alcuni legali. «Scene che non devono succedere» è la presa di posizione del presidente della Corte d'Appello. «Ho già disposto più controlli con il personale di sorveglianza e i carabinieri che dovranno evitare assembramenti.Sono consapevole che nel penale è difficile il rispetto degli orari di udienza, ma agli avvocati ricordo che sono state predisposte delle aule per il tempo d'attesa dell'inizio del processo, che è il momento più delicato per il rischio contagio».
Nonostante il lockdown quindi in tribunale non cambia nulla «anche perché l'ultimo Dpcm lo consente e anche chi ha bisogno di certificati o deve partecipare ad udienze lo può fare» ricorda Castelli. Per il personale scatterà invece lo smarworking. «Per almeno il 30% dell'orario di lavoro complessivo, ma rispetto alla prima ondata l'attività - assicura il presidente della Corte d'appello - procederà senza intoppi soprattutto per quando riguarda la giustizia civile visto che sarà consentito l'accesso ai registri civili anche da remoto. In penale, per questione di riservatezza e maggior delicatezza della materia, non si può fare, ma per il civile è un passaggio fondamentale per garantire il proseguo dell'attività».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
