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Brescia e Hinterland

IL CASO

Il Progetto Strada naviga nell'incertezza


Brescia e Hinterland
18 feb 2020, 06:30
Un murale del Progetto Strada - Foto © www.giornaledibrescia.it

Un murale del Progetto Strada - Foto © www.giornaledibrescia.it

Sono giorni, anzi mesi, carichi di incertezza quelli vissuti dai responsabili del «Progetto Strada», nato 1994 da una sinergia tra il servizio Sert dell’allora Asl di Brescia, il Comune, le cooperative sociali Bessimo e Il Calabrone e la Caritas diocesana. «Un servizio sociosanitario per tossicodipendenti attivi che cerca di ridurre i danni alla salute, oltre a quelli sociali ed economici che l’uso di sostanze provoca alle persone, alla comunità e alla società in generale», spiega Gabry Feraboli della coop di Bessimo. Un servizio messo ora a rischio dalla mancanza di fondi.

 

La consegna di siringhe da parte di un operatore di strada - Foto © www.giornaledibrescia.it

 

La Regione Lombardia, che finanzia il progetto dal 2016, aveva erogato risorse sufficienti a coprire i costi soltanto fino a settembre 2019, mentre nei mesi successivi è stato necessario l’intervento del Comune di Brescia, con quarantamila euro. Ora, tutto è sulle spalle delle due cooperative, chiamate a spendere di tasca propria per garantire le attività in città: «Siamo molto preoccupati - dicono i responsabili -. Basterebbe avere una rassicurazione per continuare a lavorare con maggior serenità. Pazienza se per qualche tempo dobbiamo anticipare i fondi». 

 

Siringhe - Foto © www.giornaledibrescia.it

 

Sono seicento gli uomini e le donne che ogni anno vengono incontrate dagli operatori di strada delle due cooperative, dodicimila i contatti con le persone, con 74mila siringhe distribuite in un anno e 56mila usate ritirate. Oltre a acqua, preservativi e Narcan per chi si sente male. Del progetto fa anche parte la casetta «So-stare?» di via Orzinuovi, nata per dare la possibilità di rimettere ordine alla propria vita a chi ha ancora desiderio di una dignitosa autonomia. «Che facciamo di tutte queste persone?» si chiedono Gabry Feraboli e Giovanni Zoccatelli della cooperativa di Bessimo e Piero Zanelli del Calabrone. 

«Sulla riduzione del danno Regione Lombardia non ha dati ufficiali perché non lo riconosce - prosegue Feraboli -. Negli anni noi abbiamo lavorato molto con le istituzioni ma non riusciamo a far capire alla politica che se a Brescia non si sono create tante piccole Rogoredo è perché molte persone sono state in trincea. A volte si ha una visione ideologica del nostro lavoro: noi non favoriamo le tossicodipendenze. Semplicemente, evitiamo che le persone si facciano più male di quello che già si procurano con le sostanze che sono cambiate negli anni». 

 

La casetta del progetto «So-stare?», in via Orzinuovi - Foto © www.giornaledibrescia.it

 

Tutto ciò avviene in giorni cui si parla dell’emergenza eroina. Stando alle statistiche presentate in un recente incontro in Prefettura, a Brescia, i consumatori di eroina sono passati dal 25 al 30% nell’arco dell’ultimo anno, ma secondo gli operatori il problema non è tanto legato all’aumento del consumo, quanto al rischio di decessi legato a dosi tagliate male. «Il pericolo overdose è maggiore in coloro che sono sieropositivi o che hanno l’epatite C. O tra coloro che escono puliti dal carcere: basta una volta ed è overdose. Noi facciamo anche i test e questo comporta un contenimento di accessi ai Pronto soccorso».

In attesa di risposte da Regione Lombardia, il Comune di Brescia si è comunque mosso per assicurare sostegno al servizio. «Il Comune non lascerà sole le cooperative: in questa fase il lavoro del Progetto Strada assume un’importanza fondamentale» dichiara Marco Fenaroli, assessore al Welfare in Loggia. Anche a livello politico le cose si stanno muovendo, con una certezza: il tempo a disposizione non è infinito.

 

 

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