Sarà un Natale triste come gli altri. Per qualcuno ancora di più, perché il Covid ha cancellato la possibilità dei pochi momenti di festa, come il pranzo collettivo, almeno dov’era tradizione. Per gli «invisibili» questa parte dell’anno non è mai facile. Senza tetto, tossicodipendenti, trans che esercitano il mestiere sulla strada, indigenti, l’esercito ai margini che affolla i dormitori oppure che trova rifugio temporaneo fra gli edifici abbandonati.
«Sentono il peso della festa e vengono assaliti dalla nostalgia, gli affetti sono lontani, manca loro la famiglia, dove spesso è originata la loro disgrazia», raccontano Piero e Romina, operatori del dormitorio comunale Chizzolini di via Duca degli Abruzzi. «Sono momenti difficili per queste persone e come riflesso anche per noi operatori». Nei rifugi aumentano rabbia, tensione, abuso di alcol da parte degli ospiti. «Certo, ci faremo gli auguri e taglieremo il panettone, ma niente altro», aggiungono Piero e Romina. Al Chizzolini, come negli altri dormitori, c’è il tutto esaurito. «Il freddo e la pioggia di queste settimane - dice Romina - hanno convinto anche i più recalcitranti».



