Il mutuo dialettale, anima del commercio

Non so dirvi - e vi parlo a cuore aperto - se oggi i dialetti possano ancora esser considerati come efficaci strumenti per la comunicazione quotidiana. Temo di no. Quel di cui sono certo, invece, è che delle mille funzioni di una lingua, oggi alla parlata dialettale ne è rimasta quanto meno una fondamentale: non più prima lingua da utilizzare per vivere, lavorare, fare la spesa, chiedere indicazioni sulla pubblica via... ma sicuramente strumento per fare comunità, per sentirsi parte di una stessa famiglia, per riconoscersi l’un l’altro e per stizzarsi l’occhio solidarmente.
Lo ha ben capito ormai chi fa comunicazione pubblicitaria, come dimostra il fiorire di cartelloni e slogan vernacolari (ce ne siamo occupati domenica scorsa). Lo confermano anche i nostri lettori, che ci mandano le loro segnalazioni. Eccone alcune. Un cartellone nella zona di Nave recita «Nóter fòm la reclàm sö internet». È dell’agenzia «Tofu e Peperoncino» e col dialetto ha l’obiettivo di mostrare la volontà di far diventare semplici e familiari anche cose apparentemente complicate. Come il web.
Un negozio in Porta Trento mostra la vetrofania Pòta intrecciando la secolare interiezione bresciana col simbolo dell’hashtag dei social. E ancora: l’istituto di credito BPer che si appresta ad attivare nuovi sportelli sul nostro territorio compra sui quotidiani pagine con l’immagine di una verduraia (nella pubblicità si chiama Bianca) sorridente per un prestito ottenuto perché «l’è de Brèsa». Il dialetto, insomma, per entrare in contatto. Far sorridere. Mostrarsi vicini.
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