Alla fine degli anni Sessanta ci fu il ’68, nei Settanta il ’77e la creatività degli «indiani metropolitani» mentre l’Italia viveva l’angoscia degli anni di piombo. Solo i falsamente gioiosi anni Ottanta non proferirono parola. Poi nei Novanta l'urlo contro la corruzione e i tagli, mentre negli anni Dieci del Duemila contro il debito, il precariato, i bassi redditi.
Oggi l'archivio storico della contestazione giovanile italiana ha un nuovo file. Nome della cartella: clima. Perché neppure la terza rivoluzione industriale può fermare lo scontro generazionale. Così nei nuovi anni Venti la lotta è esercitata per qualcosa di ancora più importante, persino più dei diritti civili. La sopravvivenza.




