Brescia e Hinterland

Il farmacista dei metalli green dedicati al figlio Simone

Carlo Faletti ha brevettato una lega che permette di non utilizzare il rame berillio, nocivo per salute e ambiente
Carlo Faletti nella serra realizzata nella raffineria - Foto © www.giornaledibrescia.it
Carlo Faletti nella serra realizzata nella raffineria - Foto © www.giornaledibrescia.it

Appena si varca la soglia della serra viene voglia di iniziare a ballare: le note e le melodie sono rigorosamente quelle degli anni ’70 e ’80, tranne quando è il «turno» dei pomodori: loro prediligono classica e lirica.

Parola di Carlo, che quella serra l’ha realizzata con le sue mani in onore di Simone, il figlio che gli è stato strappato via nel 2020 dopo un tragico incidente lungo l’autostrada del Brennero. Aveva solo 24 anni e a lavorare nell’azienda di famiglia ci aveva provato. Ma la sua passione era un’altra: l’ambiente. Per questo si occupava di analisi ambientali e per questo, ora, nella ditta di famiglia c’è quest’oasi verde, una sorta di isola green abbracciata da musica, pace e amore «dedicata al grande Simone», come recita la scritta intarsiata sulla targa sistemata all’ingresso.

Carlo di cognome fa Faletti e la sua azienda, la «Metal Sil-Car» (dal suo nome e quello della sorella: Silvia e Carlo) sta a pochi metri dal confine ovest della città, a Cellatica, ormai dal 1967. Lì ha consumato la «rivoluzione chimica», lì - soprattutto - ha ideato un brevetto e realizzato una lega in grado di «pensionare» definitivamente l’utilizzo del rame berillio, materiale tossico e nocivo per la salute e per l’ambiente. Un prodotto «made in Brescia» che oggi è impiegato da alcuni dei più grandi marchi nel campo dell’ottica, tra cui Thélios ed Lvmh (case che lavorano con Dior e Fendi) e Luxottica. Dimostrando che produzione e ambiente possono essere grandi alleati e non necessariamente acerrimi nemici.

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Il rispetto per l’ambiente si rilegge anche nella carta d’identità dell’azienda famigliare: tre milioni di fatturato, l’85% derivato dal commercio con le fonderie all’estero (perlopiù Francia, Germania, Belgio, Olanda, Danimarca, Svezia, Romania, Estonia) e il 30% dei costi di produzione destinati alla sostenibilità ambientale, messa in pratica attraverso analisi, controlli e filtri. Quel capannone sdraiato su seimila metri quadrati per Carlo Faletti è un po’ la sua seconda casa: «Questa era ed è rimasta un’azienda metallurgica famigliare. Ci sono cresciuto, qui - racconta -. A sette anni, mentre gli altri andavano in cortile, io venivo in fonderia e osservavo il muletto. A scuola ero un asino, ma verso i diciott’anni, conscio che questa era la mia attitudine, ho ripreso in mano i libri e studiato la chimica. La mia passione era questa: le leghe, creare nuovi processi».

E, infatti, in uno dei capannoni c’è la sua personale «area creativa»: il forno a induzione da 5 kg. «In questo settore non ci sono manuali, è tutta esperienza e frutto di ore e ore di test sul campo». Carlo annota ogni passaggio su un quaderno: «È letteralmente un lavoro artigianale il nostro». Di strada, dagli anni ’80 - insieme alle sorelle e al cognato - ne ha fatta: oggi si occupa di leghe per statue e monumenti (le sculture di Mauro Corda «parlano» anche bresciano) e, soprattutto, di sperimentare nuove tecniche.

La produzione destinata all’ottica
La produzione destinata all’ottica

Così, dopo anni di prove e di lavoro, da buon «farmacista dei metalli», Faletti ha ideato una nuova lega particolare sfoggiata nelle montature degli occhiali più in voga. «A differenza di quelle realizzate con rame berillio, la cui polvere è nociva, questa è completamente atossica, rispettosa dell’ambiente e ha una percentuale d’argento che è un antibatterico naturale: la nostra azienda - dice con fierezza Carlo - è l’unica al mondo a produrla». La produzione della Metal Sil-Car (circa tre tonnellate al giorno) si divide così in 4 forni e in due filoni: quello delle leghe per microfusione e quello per le leghe artistiche - destinate a statue e monumenti - che vanno a rimpiazzare bronzo e stagno. «Quando ritiriamo i rottami selezionati - racconta Faletti - ogni pezzo viene scannerizzato e analizzato con un sistema a raggi X che ne rivela la composizione chimica. Anche l’Arpa, quando è venuta a ispezionare l’azienda, mi ha fatto i complimenti».

Cosa ci sia di nuovo all’orizzonte, appuntato nel suo taccuino, è un segreto. C’è però una certezza: ogni giornata si conclude nella serra, con la musica. E con un abbraccio al suo «big Simone» e alla sua passione per l’ambiente.

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