I (troppo) lievitati delle feste

Le discussioni sotto l’albero, o nei dintorni
Un panettone artigianale - Foto © www.giornaledibrescia.it
Un panettone artigianale - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Ci sono argomenti che è meglio evitare, temi che creano tensione, discussioni che in un attimo esplodono rovinando anche la più smaccatamente sdolcinata reunion familiare per le feste.

Lo si capisce subito quando la strada imboccata è quella inelegantemente sbagliata, basta che la nonna inarchi un sopracciglio o che la zia fuori luogo per natura (tutti ne abbiamo una, non serve mentire) cominci ad agitarsi pronta a dar fuoco alle polveri grazie al cerino che incautamente è finito tra le sue mani. Meglio lasciar stare quindi i lievitati delle feste, che poi già questa definizione basta a farci venire l’orticaria, perché panettone e pandoro era troppo facile.

Come la pizza, che se non è gourmet allora tanto vale che ve ne restiate a casa e facciate scongelare quella del Conad nel microonde. Uguale se andate al ristorante e non c’è l’entrée, e magari neppure la petite pâtisserie: orrore puro. Perché questo è il tempo nel quale ognuno deve sentirsi coccolato, ognuno deve sentirsi unico, protagonista.

Così panettone e pandoro si sono trasformati nei lievitati delle feste, e se li portate a una cena devono costare decine e decine di euro sia chiaro, artigianali è sottinteso. Ma c’è sempre l’incognita contesto. Perché alla serata da amici con libreria in bella mostra e lampade di design si può indubbiamente disquisire di lievito madre, meno se siete a tavola col parentado. Perché c’è sicuramente lo zio che di fronte al vostro pavoneggiarvi con il panettone che profuma di pasticceria sentenzia: per me quello della Coop è buono uguale. Possiamo dargli torto?

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