I semi della libertà nascono nella testa

Il suono di un messaggio mi sveglia nel cuore della notte. "Coucou de Nouvelle Calédonie, bises Josette". Segue l’immagine di una spiaggia all’alba con una sabbia incredibilmente viola dove crescono pini simili a grossi asparagi. Mi scrive di essersi trasferita lì. Incuriosita cerco su Google e come James Cook scopro la Nuova Caledonia nell’oceano Pacifico a est dell’Australia, a nord della Nuova Zelanda e a ovest delle isole Figi.
Conosco Josette da molti anni, insegna in un Liceo artistico di Parigi e ha condotto un’esistenza senza troppi scossoni. Chissà perché lo ha fatto? Forse era infelice, oppure ha trovato il coraggio di sparare un penultimo colpo di vita. È chiaro che il posto fisso, difeso con tenacia da Checco Zalone nel film "Quo vado", non sia più tanto "sacro". Parecchie persone adesso scelgono di non essere delle risorse umane e rassegnate le dimissioni iniziano nuovi percorsi per recuperare il tempo perduto.
L’incertezza del futuro induce alcuni a riflettere davvero sulla finalità dell’esistenza degli uomini, dominatori di una terra profanata in ogni sua parte naturale. Nessuno può fingere di non vedere che ormai è diventato inevitabile scambiare il fuori con il dentro e riempire il vuoto con il pieno. C’è premura di pace sociale e di equità economica, un’idea che da tempo porta avanti anche il regista bresciano Silvano Agosti.
Nella sua convinzione che "ogni persona sia il più alto capolavoro della natura" e ogni abitante del pianeta abbia pari dignità, sta cercando una strada affinché l’ UNESCO o le Nazioni Unite inseriscano l’Essere Umano nella lista del Patrimonio dell’Umanità. Il concetto di tutela ricorda il Diritto internazionale Umanitario, secondo il quale gli uomini dovrebbero essere liberati "dagli angusti confini delle etnie, dai ruoli, dalle sottomissioni di questo o quel potere".
Il filosofo Luciano Floridi invece fa coincidere la nostra epoca con la società delle mangrovie. Ci definisce una comunità stagnante che ha smesso di cercare esperienze vere, preferendo una vita perlopiù virtuale. È vero, siamo tutti aggrovigliati nelle nostre singole radici, immersi nell’acqua salmastra come le mangrovie, orientati verso una dimensione sociale e di relazione interattiva ben definita dal neologismo "onlife". Josette, adesso che ha fatto la sua rivoluzione, forse ha scoperto che la vita è adesso. Tutti dovremmo avere una seconda opportunità per accorgerci di essere nati con i semi della libertà in testa.
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