Brescia e Hinterland

I gioielli da lutto e la pietas perduta per i vivi

Se riuscissimo a provare un po' di compassione per i vivi, gli uomini sarebbero davvero come li descrivono al loro funerale
La memoria per i defunti è connessa con la pietas per i vivi
La memoria per i defunti è connessa con la pietas per i vivi

L’uomo di circa cinquant’anni che mi siede di fronte in metropolitana ha un bottone di velluto nero sulla giacca. Lo guardo e spontaneo mi arriva un pensiero: «Chissà chi gli è morto?». Quel simbolo del lutto l’avevo visto in passato sul bavero di qualche anziano signore, credevo non si usasse più, come tante tradizioni che si sono perdute nello scorrere degli anni.

Il dolore per la perdita di una persona cara è sempre lo stesso, sono state abbandonate solo le regole austere che lo regolano, cominciando dalla durata del lutto stretto che variava in base al grado di parentela. Fino al secolo scorso le donne in gramaglie vestivano rigorosamente di nero e si coprivano il capo con il velo, anche andare a teatro o partecipare a una festa era considerato sconveniente. La sobrietà imposta dal galateo vedovile non permetteva per due anni e mezzo neppure l’uso dei gioielli.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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