Una vecchia villa abbandonata - a Sale di Gussago, nella zone di via Acquafredda -che era diventata sicuro rifugio per tanti gatti senza casa. Una ruspa. Gli operai che arrivano per abbatterla. I gatti che fuggono. Sembra l’incipit di un racconto da telefilm per ragazzi. Che fine farà quella colonia? I volontari moltiplicano gli sforzi per le adozioni e le domiciliazioni temporanee. Cercano di evitare che i gattini finiscano nei guai. Si muovono in tanti, attorno, al caso, in paese. Chi fornisce ospitalità, chi una cuccetta, chi croccantini o scatolette di cibo. Oppure coperte. Antipulci, anche. Chi, ancora, cerca di metterli al sicuro per evitare che la dispersione della colonia porti i piccoli felini verso le strade più battute, esponendoli al pericolo di morte. Ogni gatto della colonia ha un nome, come Ragù, Matito o Gomma e un carattere scolpito. C’è un gatto nero, risoluto-risoluto che non vuole che le porte siano chiuse e che si avventa su di esse, grattandole nervosamente.
Insomma: tutti gli ingredienti per una narrazione intrecciata, con tanti tipi psicologici di matrice gattesca. Gussago, attorno alla colonia gattile della vecchia villa, ha costruito un mondo. E ora con l’evento negativo della casa negata - nessuno certo, ne ha colpa - è tutto un climax di emozioni. Ne è nato anche un blog: «Storie di gatti - La colonia dei gattini di via Acquafredda», che è stato ideato dall’educatrice cinofila Paola Bertoli, la principale protagonista del salvataggio della colonia dei gatti di strada, dei Romeo, per dirla con gli Aristogatti.



