Né con Hamas né con Israele. «Non tifo per Israele, sono laico. Lo sono sempre stato. Non tifo nemmeno per Hamas, un’organizzazione che ci è stata imposta da fuori per delegittimare il nostro diritto di lottare per una esistenza degna di essere vissuta. I progressisti palestinesi non hanno nulla da spartire con Hamas, perché Hamas non fa gli interessi del popolo palestinese». Mohammed El Khateeb, medico neuropsichiatra, vive a Brescia dall’inizio degli Anni Ottanta quando, diciassettenne, lasciò il Medioriente per studiare in Italia. É nato nel campo profughi di Nur Shams, in Cisgiordania, in una famiglia espulsa dal villaggio nei pressi di Haifa nel quale viveva prima della fondazione dello Stato di Israele nel 1948.
«La vista delle immagini del massacro dei civili israeliani, bambini compresi, mi ha causato un forte stato di malessere. Non posso credere che si possa arrivare a tanto - continua -. Poi mi fermo, penso a quanto è accaduto nei decenni passati. Oggi c’è Hamas che invade Israele. E prima? Non c’era nulla prima? No, non posso tifare per l’una o per l’altra parte. Bisogna tornare alle origini, non ci sto a schierarmi in una tifoseria. Capisco gli israeliani angosciati, addolorati, arrabbiati. Stanno pagando sulla loro pelle le conseguenze di una immane tragedia. Ma qui, in Italia, nel resto del mondo? Fare i tifosi costa poco, soprattutto se non si pagano con il proprio sangue e con i propri affetti le conseguenze del disastro».



