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Brescia e Hinterland

ECONOMIA CIRCOLARE

Guerra alla plastica, differenziare non basta più


Brescia e Hinterland
14 giu 2019, 07:00
A Bedizzole. L’impianto MyReplast per il riciclo della plastica - © www.giornaledibrescia.it

A Bedizzole. L’impianto MyReplast per il riciclo della plastica - © www.giornaledibrescia.it

Pesci imbottiti da tappi di plastica, bottigliette a bordo strada, distese di sacchetti su spiagge o sentieri di montagna. La plastica è attorno a noi. Ogni oggetto con cui abbiamo a che fare quotidianamente ha componenti in plastica. La facilità di utilizzo e i bassi costi di produzione ne hanno favorito il proliferare. Di per sé, nulla di male. Anzi. Ma la «comodità» dell’usa e getta ha creato una distorsione del suo utilizzo. E ora l’ambiente presenta il conto. Secondo il Wwf (report 2019) in Italia ognuno di noi produce un chilogrammo di plastica ogni 5 giorni (oltre 70 kg l’anno) e ogni minuto 33mila bottigliette finiscono nel Mediterraneo. Differenziamo sempre di più, ma una grossa fetta (oltre il 50%) non riesce a essere riciclata. Se da un lato si pone la necessità di migliorare queste performance, dall’altro appare sempre più urgente agire alla fonte, vale a dire ridurre l’uso di imballaggi di plastica.

Nel Bresciano. Ciascun bresciano raccoglie 26,3 chilogrammi di plastica l’anno, cifra che sale a 28 se si prende in considerazione il dato dei soli comuni dove è stata attivata la raccolta differenziata di questa frazione. Dieci anni fa si era fermi a 11 chilogrammi l’anno, nel 1998 a 2,7. Un trend di crescita che fa ben sperare e che dice di una provincia che ha fatto passi in avanti: la media nazionale, infatti si ferma a 20,1 kg, quella regionale a 20,8. Secondo i dati dell’Osservatorio provinciale rifiuti (2017) sono 163 su 205 i comuni bresciani che hanno attivato la raccolta della plastica. Il riciclo avviene tramite il Corepla, il consorzio della filiera Conai che finanzia il recupero di materiale.

Quando compriamo un prodotto in plastica, paghiamo una quota per l’imballaggio che serve a finanziare il riciclo dei materiali. Corepla è convenzionato con Comuni e multiutility che effettuano l’attività di raccolta e che vengono pagate dal consorzio: nel 2019 i Comuni italiani hanno ricevuto da Corepla 351 milioni di euro. Ma differenziare non basta. Secondo Corepla, nel 2018 in Italia sono state immesse al consumo 2.292.000 tonnellate di imballaggi in plastica. La maggior parte è stata riciclata (44,5%) per produrre nuova materia prima. Ma il 43% è stato avviato a recupero energetico (inceneritori) o è finito in cementifici o in discarica, mentre la quota restante non è stata recuperata.

Fra le cause, vi è il gap negli impianti di trattamento: in sostanza differenziamo più plastica di quella che riusciamo a recuperare. E la chiusura delle importazioni dalla Cina ha complicato le cose. Non a caso le multiutility hanno inserito nei loro piani industriali la realizzazione di nuovi impianti: A2A, per esempio, ha inaugurato lo scorso novembre il suo primo impianto per la plastica, a Cavaglià. E a breve entrerà in funzione il secondo, a Muggiano, in provincia di Milano. Tra le difficoltà nel recupero anche l’uso di plastiche non riciclabili da parte dei produttori e gli errori nel differenziare: un giocattolo o un tubo di gomma non vanno nella plastica, ma nell’indifferenziato.

Buone pratiche. Ma la leva su cui lavorare è quella della prevenzione. Produrre meno rifiuti in plastica. Eliminare sacchetti e imballaggi. La direttiva europea prevede che dal 2021 vengano messe a bando posate, piatti e bicchieri monouso, cannucce e bastoncini cotonati. Ma ben vengano le buone pratiche già messe in campo, anche a Brescia. L’Università Statale ha deciso di distribuire 17mila borracce, una per ognuno dei suoi studenti e per tutto il personale, siglando un accordo con A2A per installare erogatori di acqua potabile nelle sue diverse sedi. Anche la società sportiva Forza e Costanza ha dichiarato guerra alle bottigliette di plastica, siglando un accordo con la società Acquaviva Water Technology per installare erogatori di acqua. Svolta green anche nei locali: a Milano hanno costituito una vera e propria rete «plastic free»; nel Bresciano qualcosa si muove, il Belleville di Paratico e il Mon Petit Bistrot di Brescia hanno deciso di sostituire la plastica con materiale biodegradabile. Uno dei nodi resta la grande distribuzione, dove gli imballaggi la fanno da padrone: nei supermercati, per dire, i detersivi alla spina si sono rivelati un flop. A conti fatti, anche come facciamo la spesa può salvare le nostre spiagge.

 

 

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