Gradino fantasma: la Cassazione assolve la Loggia

Caso chiuso: «Caduta non imputabile al Comune» Delle 42 vittime, sono 6 quelle ancora in causa
Aprile 2014. I soccorsi alla «vittima» del gradino
Aprile 2014. I soccorsi alla «vittima» del gradino
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Ammesso e non concesso che il famigerato gradino di piazza Vittoria sia un gradino «killer», di sicuro il Comune di Brescia non è né il suo mandante, né un suo complice. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ha messo la parola fine sulla battaglia legale che una signora - una delle tante vittime del granito della centralissima piazza cittadina - ha intentato contro la Loggia per farsi risarcire i danni della caduta che patì nell’aprile di sette anni fa, pochi giorni dopo la rimozione dei cantieri che operarono a lungo sul rettangolo di porfido e granito.

La Suprema Corte ha respinto il ricorso dei suo legali considerando irricevibili i due motivi di appello e ha compensato le spese legali. La signora ha provveduto a restituire al Comune la cifra che il Tribunale, al termine del processo di primo grado, le aveva assegnato a titolo di risarcimento del danno patito: poco meno di 5mila euro. La sentenza ribalta la storia processuale della causa. Il giudice di prima istanza diede ragione alla anziana, affermando che la sua caduta fosse dipesa anche dalla circostanza che il dislivello non fosse stato adeguatamente segnalato dal Comune e che il Comune non avesse provveduto a rendere il rialzo più evidente e quindi meno pericoloso. Il verdetto non ha passato il vaglio della corte d’appello: la caduta della donna - scrivevano i giudici di secondo grado - era dipesa dalla sua condotta definita «distratta e imprudente»; e ancora: «non si era avveduta per colpa sua del dislivello».

Secondo la Corte d’appello il gradino era percepibile anche a distanza e non era intrinsecamente pericoloso, ma inserito armoniosamente nel contesto della piazza. Per queste ragioni la ricorrente era stata costretta a restituire quanto percepito a titolo di risarcimento, oltre al pagamento delle spese per i due gradi di giudizio affrontati. A conti fatti quasi il doppio di quanto ottenuto con la sentenza di primo grado.

Gli altri casi. Agli ermellini la difesa della signora faceva notare che i giudici di secondo grado avevano trascurato le numerose cadute «provocate» dal marciapiede e che avevano ritenuto erroneamente esistente il caso fortuito. La Suprema Corte ha respinto entrambi i motivi: «innanzitutto - scrivono i giudici - perché una serie di cadute non implica di per sé che ogni caduta sia dovuta a responsabilità del custode (in questo caso il Comune ndr)», in secondo luogo perché le censure del secondo motivo «attengono al merito della causa e sollecitano la Corte di Cassazione ad un nuovo e non consentito esame nel merito». La vertenza che si è chiusa con la definitiva «assoluzione» del Comune è una delle numerose intentate contro la Loggia. Delle 42 vittime del gradino dal 2014 ad oggi, sono in tutto sette quelle che hanno chiesto i danni all’Amministrazione comunale. Due cause non sono approdate in Tribunale, una si è chiusa in primo grado con la vittoria del Comune e una con la vittoria del ricorrente, mentre altre due pendono, per volere della Loggia, in appello.

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