Goliardate, porno e canzoni fasciste: in rete tra scherzi e reati

Decine di casi alla Postale. La Digos ha individuato un 16enne che interruppe un consiglio comunale
Disturbatori digitali e hacker (simbolica) - © www.giornaledibrescia.it
Disturbatori digitali e hacker (simbolica) - © www.giornaledibrescia.it
AA

Le segnalazioni sono tantissime. Alcune si traducono in denunce ed esposti negli uffici della Polizia postale che senza mezzi termini parla di «un fenomeno in crescita negli ultimi mesi». Tra la goliardia, il reato e l’apologia il confine è labile e ciascun episodio viene comunque esaminato nel dettaglio: la maggior parte viene archiviata mentre per alcuni i fascicoli si arricchiscono e possono portare, come nel caso di un 16enne della città, a una perquisizione domiciliare e ad una denuncia penale.

Di solito si tratta di moderne ragazzate, in qualche caso di azioni di veri e propri hacker.

Intrusioni. Il fenomeno del momento è quello dei sabotaggi informatici a lezioni in didattica a distanza, videoconferenze e webinar. Non è un caso che i promotori di questo tipo di appuntamenti ma anche insegnanti e dirigenti scolastici ribadiscano in ogni occasione che credenziali e password di accesso sono strettamente personali. Quello che capita sempre più spesso è che, durante una di queste riunioni virtuali, un utente sconosciuto proietti sugli schermi di tutti i partecipanti un contenuto non autorizzato. E si è visto di tutto: dalla pornografia durante le lezioni di religione o le funzioni parrocchiali ai meme che prendono in giro colleghi, insegnanti o dirigenti fino ai casi, più preoccupanti, di chiari riferimenti e esaltazioni del fascismo, del nazismo o dell’antisemitismo. La segretezza delle password è tutto.

Nei casi delle classi si è scoperto che per evitare un’interrogazione qualche studente ha passato i codici a un amico che, protetto da un software che cela l’identità e che si può facilmente reperire in rete, ha lanciato i video destinati a creare scompiglio. L’insegnante per bloccare la riproduzione del video totalmente inappropriato chiude la call precipitosamente. Interrogazione evitata ma anche possibilità di individuare l’autore ridotte al minimo. Dove fosse possibile bisognerebbe provare a fare screenshot e registrazioni da allegare alle denunce.

Politica. Tutt’altra faccenda è quella dello «zoombombing». Alcuni esperti, in appositi gruppi o blog, segnalano le riunioni da attaccare e decine di utenti, a volte con convinzione a volte per noia, veicolano i contenuti. La Digos di Brescia nelle scorse settimane ha perquisito un 16enne della città che, su indicazione di un mentore online, aveva interrotto il Consiglio comunale di Corchiano in provincia di Viterbo, tenuto in modalità aperta per discutere di scorie nucleari, facendo sentire a tutti gli utenti la canzone fascista «Faccetta Nera» al posto della voce del consigliere che aveva preso la parola. Messo davanti alle sue responsabilità il ragazzo ha ammesso di essere l’autore del sabotaggio e di averlo fatto senza rendersi conto delle conseguenze.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato