Giulio Tremonti: «L’Italia ha le potenzialità per superare la crisi legata alla guerra»

Il presidente della Commissione esteri della Camera: «Il conflitto ha avuto un impatto sull’Europa Noi meglio della Germania»
  • Giulio Tremonti in visita al Giornale di Brescia
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«C’era chi gufava sul governo di centrodestra parlando di spread fuori controllo e di crisi della Borsa. Non è accaduto niente di tutto ciò, anzi l’attuale governo può avere una prospettiva di 5 anni».

Giulio Tremonti, ex ministro dell’economia, oggi presidente della Commissione esteri della Camera ha passato un fitto pomeriggio bresciano per la presentazione del suo ultimo libro «Globalizzazione. Le piaghe e la cura possibile». Il volume individua elementi problematici come la crisi ambientale o la crisi delle democrazie, il ruolo crescente delle big tech. A questo scenario si agigungono la guerra e il ruolo di Cina e Russia. Sfide a cui l’Europa può rispondere recuperando i valori originari dell’atlantismo e di Ventotene. Il passaggio dalla redazione del Giornale di Brescia è stata l’occasione per inquadrare la fase politica nazionale ed internazionale.

Quanto pesa la guerra sull’Italia?

L’impatto è su tutta l’Europa, ma pesa soprattutto sulla Germania che oggi cresce con una cifra da prefisso telefonico. È ormai venuto meno il modello tedesco basato su import energetico a basso costo ed export di prodotti ad alto valore in Cina. Certo ha effetti anche sull’Italia. Ma alla fine si sopravvive.

In che senso?

Basta guardare la mappa luminosa d’Europa. Dove c’è più luce c’è il Pil. C’è una fascia che dall’Italia sale fino in nord Europa e comprende Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna fino alle Marche. Si tratta dell’area più illuminata d’Europa e ciò significa che siamo molto più ricchi di quanto ci dicono le statistiche. C’è un secondo aspetto: la nostra pubblicità è la migliore d’Europa, negli altri Stati è modesta. Se c’è chi è disposto ad investire molto in pubblicità significa che ci sono consumi.

La recente Legge di bilancio era molto vincolata con misure in risposta alla crisi energetica, la seconda sarà invece quella su cui si misurerà la capacità dell’attuale esecutivo.

Il Governo eredita gli effetti positivi e negativi del bonus, una misura messa sul deficit degli anni passati. Ora c’è lo spazio per fare una Finanziaria non costretta. Una cosa che sento e avverto è la prospettiva di 5 anni per l’esecutivo, quindi una solidità e una stabilità.

La maggioranza ha fibrillato sulla politica estera o su aspetti della giustizia. Lei cosa pensa?

Non è così. La cosa che sarebbe grave è se aumentasse la popolarità di Putin. C’era dissenso anche in Unione Sovietica, questo per dire che la dialettica c’è tra i partiti, ma non vedo grandi fratture. E noi in Commissione estreri abbiamo un alto tasso di condivisione.

A cosa state lavorando?

In particolare su due progetti che a mio parere sono importanti. Uno è la detax per l’Africa che prende le mosse dal piano «Aiutamoli a casa loro» immaginato nel 2000: l’idea è che se tu compri un paio di scarpe in Italia in un negozio convenzionato una piccola porzione dell’Iva finisce in Africa. Ora stiamo lavorando con Coldiretti, con l’Eni e con il volontariato per realizzarlo. L’altro progetto su cui stiamo lavorando è quello delle regole, quello del global legal standard già proposto nel 2009. Mi spiego meglio: non è sufficiente che un prezzo sia giusto perché incrocia domanda e offerta, è necessario che sia giusta la produzione. Sostanzialmente stiamo preparando un decalogo di regole per il fair trade e non più semplicemente per il free trade.

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