Il «click» che produce il telefonino quando scatta una fotografia è inconfondibile. A maggior ragione se proviene da dove non dovrebbe, dal segreto della cabina elettorale. Se il pollice che ha impresso la foto non ha provveduto ad azzerare i toni, ben difficilmente passa sotto silenzio. Così è successo ieri, almeno due volte. Per due volte è stato sentito distintamente dagli scrutatori al seggio realizzato alle scuole Romanino di via Carducci a Brescia.
Alla prima occasione il presidente di seggio si è fortemente insospettito, ma non è riuscito a bloccare l’elettore e ad impedirgli di infilare la scheda nell’urna. Alla seconda però, già in allerta, lo ha fermato, chiamato i militari di turno e dato fondo ai suoi sospetti. I carabinieri si sono fatti consegnare il cellulare e trovato nella galleria delle immagini la fotografia della scheda elettorale già compilata. La scheda a questo punto è stata annullata e il proprietario dello smartphone è stato denunciato ai sensi dell’art. 1 del dl 49/2008, che prevede l’arresto da tre a sei mesi e l’ammenda da 300 a 1000 euro. Scoperta lo sospetta coincidenza da metà pomeriggio in poi, gli scrutatori hanno cominciato a far valere l’articolo 2 dello stesso dl: a chiedere il deposito del cellulare prima dell’ingresso in cabina.




