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Forza Italia, terremoto in Lombardia. Gelmini spiazzata: «Serve confronto»

Redazione Web

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16 mag 2022, 07:38
Mariastella Gelmini con Antonio Tajani

Mariastella Gelmini con Antonio Tajani

La resa dei conti è arrivata d’improvviso, nel fine settimana, lasciando tutti di stucco. E si chiama Licia Ronzulli: la senatrice è stata infatti nominata da Silvio Berlusconi nuova coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia al posto di Massimiliano Salini. Nel pieno della campagna elettorale.

Un colpo per Salini, amareggiato. Ma anche per il ministro agli Affari Regionali Mariastella Gelmini che, solo poche ore prima della decisione impressa sul comunicato stampa firmato dal Cavaliere, a Sorrento, si era sfogata con Antonio Tajani, confidandogli: «Ronzulli porterà allo sfascio il partito. Io mi sono stancata. Non credo di meritarmelo. C’è un odio nei miei confronti. Vuole sfregiare gli uomini vicini a me. Lei punta a sfasciarci. Chi le sta antipatico viene tagliato fuori».

La delusione di Mariastella Gelmini

Insomma, la rimozione del coordinatore regionale in Lombardia del partito ha colto di sorpresa e amareggiato il diretto interessato e non sarebbe andata affatto giù a Mariastella Gelmini, molto vicina all’eurodeputato. Con una nota diffusa alla stampa Salini mette nero su bianco tutta la sua disapprovazione per la «mancanza di motivazioni». Da qui la scelta di rinunciare alla nomina di responsabile per i rapporti con le associazioni imprenditoriali proposta da Silvio Berlusconi. «La decisione della mia rimozione da commissario regionale di Fi - scrive l’ex coordinatore regionale degli azzurri - mi è stata resa nota nella giornata di sabato senza che tale comunicazione fosse accompagnata da alcuna motivazione plausibile. È doveroso, da parte mia, comunicare che, sorpreso e amareggiato da tale decisione, ho esplicitamente declinato da subito la nomina a responsabile Fi per i rapporti con le associazioni imprenditoriali».

La ricostruzione di quanto accaduto

Per capire cosa sia successo, bisogna riavvolgere il nastro. Venerdì, raccontano, il Cav avrebbe telefonato a Salini per annunciargli di volerlo rimuovere dall’incarico e l’eurodeputato avrebbe informato della decisione Antonio Tajani, numero due azzurro. Sabato, a Sorrento per la convention sul Mezzogiorno promossa dal ministro del Sud, Mara Carfagna, una Gelmini delusa da quanto accaduto avrebbe chiesto conto della scelta a Tajani.

Caro Antonio, va bene tutto, ma mi sembra un po’ surreale rimuovere un coordinatore regionale il giorno prima della presentazione delle liste per le amministrative e nel pieno della campagna elettorale senza delle motivazioni precise, sarebbe stato lo sfogo di Gelmini. «Per cambiare un coordinatore regionale serve un confronto aperto, occorre una valutazione approfondita, fatta non solo a livello locale ma anche sul tavolo nazionale», avrebbe fatto notare il ministro.

Il fattore tempo

«Perché iniziare dalla Lombardia senza coinvolgere tutti, visto che la decisione di mandare via Salini è stata presa quasi a scatola chiusa, anticipata da Berlusconi un giorno prima di ufficializzarla?» si chiede un esponente azzurro di lungo corso. La decisione di sostituire Salini con la Ronzulli, secondo alcuni, era nell’aria da un po’. Ma quel che colpisce è la tempistica. Chi ha avuto modo di sentirlo in queste ore riferisce che l’eurodeputato non riesce a capacitarsi del fatto che il cambio della guardia sia arrivato mentre era impegnato in un tour lombardo con sindaci, consiglieri regionali e amministratori locali. Ha ripercussioni che vanno oltre la Lombardia la sostituzione di Salini (che ha respinto la richiesta di dimissioni e anzi avrebbe tentato una raccolta di firme a difesa del proprio lavoro), decisa da Berlusconi a fronte dei 5 consiglieri regionali fuoriusciti, delle percentuali deludenti nei capoluoghi e dello scarso radicamento in una regione che dovrebbe essere roccaforte.

Secondo Gelmini, invece, si tratta di un problema politico, da discutere e affrontare in maniera seria. Perché è incomprensibile destituire, a ridosso delle elezioni, anziché premiare un coordinatore moderato, cattolico, che ha lavorato bene. Un confronto fra la bresciana e il Cav (spazientito, pare, dalle parole della ministra) appare inevitabile.

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