Brescia e Hinterland

«Forza Bologna», forza Zaki

Lo studente egiziano scarcerato dopo 699 giorni di detenzione ha inneggiato al Bologna Calcio. Il pallone come metafora di libertà
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Una delle prime foto di Patrick Zaki dopo la scarcerazione: tra le mani un vessillo del Bologna Calcio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Una delle prime foto di Patrick Zaki dopo la scarcerazione: tra le mani un vessillo del Bologna Calcio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

«Il cinema serve a distrarre dalla realtà. Perché la realtà è scadente. Per questo voglio un’altra vita, per questo voglio fare il cinema». Lo afferma Fabietto, alter ego di Paolo Sorrentino, genio felliniano, nel film (molto) autobiografico «È stata la mano di Dio».

La realtà di Patrick Zaki, privato della libertà attraverso la prigionia in Egitto per 699 giorni, non è scadente, bensì drammatica. E nessuno di noi può interpretare (o giudicare) la traiettoria dei viaggi compiuti da una mente e da un cuore che vivono una qualsiasi privazione o lutto, finché non li abbiamo sperimentati. Così, le prime parole del giovane ricercatore al momento della scarcerazione - «Sto bene, forza Bologna» - possono suonare quasi stranianti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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