Lei è candidato in un collegio che copre l’intera provincia di Cremona e solo dieci comuni della provincia di Brescia. Un disallineamento fra dimensione politica e dimensione amministrativa. Come intende superare questa asimmetricità?
È un tema sul quale bisognerebbe aprire un dibattito istituzionale serio. Nelle zone rurali, spesso le circoscrizioni elettorali coprono territori disomogenei tra loro, sia in termini amministrativi che di bisogni. Io sono di Casalmaggiore, nel sud della Lombardia al confine con il Mantovano e la bassa parmense. Logicamente la circoscrizione dovrebbe coprire questi territori, in un’area omogenea che superi le vecchie logiche amminsitrative che spesso creano barriere al posto di ordine.
Lei ha un’esperienza come amministratore locale. Quale rapporto fra piccoli centri e governo centrale?
Nella mia esperienza politica, prima da attivista, poi da amministratore, ho sempre riscontrato una grande difficoltà a dialogare con gli enti più alti. A Casalmaggiore e nel casalasco è anni che non abbiamo rappresentanti politici in regione, in parlamento o al governo. Indubbiamente ci sono stati esponenti che hanno aiutato, ma la distanza tra i territori medio-piccoli e le istituzioni maggiori è sempre rimasta tanta. E sono convinto che con il taglio dei parlamentari, e quindi della rappresentanza, questo gap aumenterà ancora.



