Fomiatti (Azione-Iv): «Ripensare la mobilità e fermare la fuga dei giovani»

Lei è candidato in un collegio che copre l’intera provincia di Cremona e solo dieci comuni della provincia di Brescia. Un disallineamento fra dimensione politica e dimensione amministrativa. Come intende superare questa asimmetricità?
È un tema sul quale bisognerebbe aprire un dibattito istituzionale serio. Nelle zone rurali, spesso le circoscrizioni elettorali coprono territori disomogenei tra loro, sia in termini amministrativi che di bisogni. Io sono di Casalmaggiore, nel sud della Lombardia al confine con il Mantovano e la bassa parmense. Logicamente la circoscrizione dovrebbe coprire questi territori, in un’area omogenea che superi le vecchie logiche amminsitrative che spesso creano barriere al posto di ordine.
Lei ha un’esperienza come amministratore locale. Quale rapporto fra piccoli centri e governo centrale?
Nella mia esperienza politica, prima da attivista, poi da amministratore, ho sempre riscontrato una grande difficoltà a dialogare con gli enti più alti. A Casalmaggiore e nel casalasco è anni che non abbiamo rappresentanti politici in regione, in parlamento o al governo. Indubbiamente ci sono stati esponenti che hanno aiutato, ma la distanza tra i territori medio-piccoli e le istituzioni maggiori è sempre rimasta tanta. E sono convinto che con il taglio dei parlamentari, e quindi della rappresentanza, questo gap aumenterà ancora.
Quali sono le maggiori urgenze del territorio? Come affrontarle?
Sanità, trasporti e la fuga dei giovani verso le città e l’estero. Oltre ovviamente alla crisi energetica che l’Europa sta affrontando. Per quanto riguarda la situzione sanitaria le strutture territoriali come quelle dell’OglioPo risentono sempre più della crisi del numero di medici e infermieri sia a livello regionale che nazionale. Per i giovani invece, bisogna dare loro motivazione a rimanere favorendo l’imprenditoria giovanile e l’accesso al capitale, e istituendo corsi di formazione ITS in coerenza con le esigenze imprenditoriali ed economiche del territorio.
Uno dei nodi di questi anni è quello della mobilità. In Lombardia le difficoltà non mancano...
È un tema che sto affrontando da anni sulla mobilità ferroviaria. Un esempio è la linea Brescia-Parma, che interessa anche la parte sud del Bresciano, ed è classificata come una delle peggiori d’Italia. Viaggiano ancora treni a gasolio vecchi e con pochi vagoni, spesso sovraffollati e senza aria condizionata. Da una parte sostengo una messa a gara del servizio ferroviario regionale. È inaccettabile che nel 2022 una regione come la Lombardia continui ad affidarsi direttamente a Trenord nonostante i continui disservizi, senza metterlo in concorrenza. Dall’altra parte c’è il bisogno di completare l’elettrificazione della linea, magari grazie ai fondi del Pnrr. Dovremmo anche incentivare un tipo di mobilità urbana che guardi al futuro, meno impattante a livello ambientale e sociale. Immaginiamo i vantaggi che potrebbero avere le grandi città senza il traffico attuale: nuovi investimenti e posti di lavoro, meno stress, più tempo libero.
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