Filippo, l'allegria dei numeri due

Altro che tre metri sopra il cielo, la vita è meravigliosa tre passi indietro. Il principe Filippo, duca di Edimburgo e un’infinità di altri titoli, in un secolo di vita ha impersonato come nessun altro saprà mai fare il ruolo del consorte devoto. Lillybet è stata il riferimento della sua lunga esistenza, il suo primo, secondo e ultimo lavoro è stato non deluderla, raccontano le cronache da Buckingham palace. Solo un uomo che portava così splendidamente la bombetta poteva con orgoglio sottolineare di non essere mai stato reticente nell’esprimere la propria opinione su argomenti di cui non sapeva nulla.
Per gli attenti osservatori delle vicende della real casa della perfida Albione, Filippo rappresentava il meglio, ma soprattutto il peggio, di una aristocrazia ottocentesca pre-moderna, peraltro non facendo mai mistero di non voler accettare il cambio dei tempi.
E perché avrebbe dovuto? Lui era certo tre passi indietro, ma pur sempre alla regina d’Inghilterra, e quindi tanti saluti all’uno vale uno. Filippo che parlando della suocera, l’indimenticabile regina madre con una spiccata passione per il gin, disse che non riusciva a immaginare nulla di peggio che campare fino a cent’anni ha beffato tutti non raggiungendo quell’odiato traguardo per un soffio. Ma soprattutto ha dimostrato quanto può essere piacevole la vita dei numeri due, perché mentre la coronata consorte stringeva mani e intavolava noiosissimi discorsi ufficiali, Filippo nelle retrovie parlava con quelli che popolano la vita reale, con la erre minuscola ma immensamente più divertente e allegra.
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