Evasione fiscale, movimentati 32 milioni di euro in due anni

I carabinieri cercavano i finanziatori di un carico di hashish partito dalla Spagna e intercettato a Rezzato nel luglio del 2018. Hanno invece scoperto un sodalizio criminale specializzato nei reati fiscali capace di muovere, nelle sole due annate esaminate, 32 milioni di euro garantendo ad alcune delle figure di spicco, che non hanno alcun lavoro lecito, un tenore di vita talmente alto che si spostavano a bordo di potenti Lamborghini e lussuose Rolls Royce.
L'operazione Sweet Water, che ieri ha portato all'esecuzione di 18 misure cautelari, al sequestro di beni e liquidità per 13 milioni di euro, è nata da un arresto di tre anni fa. Il 22 luglio del 2018, a Rezzato, i militari bloccano una Nissan appena arrivata dalla Spagna con a bordo tre pregiudicati e 31 kg di hashish. Immediatamente scattano le indagini per risalire ai destinatari del carico, ai finanziatori e anche ai fornitori. Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali emerge subito il nome di Massimo Labinelli, pregiudicato bresciano residente in Spagna, che aveva noleggiato la Nissan e ritenuto il mandante della spedizione.
Attorno alla spedizione, che sembra essere solo una delle molte quantomeno tentate per importare anche cocaina, ruotano anche due altri pregiudicati: Giovanni Bertozzi (nato a Brescia e residente a Iseo) e Valerio Bruno. Ascoltando le loro conversazioni i carabinieri hanno però capito che la loro principale attività era nell’ambito dei reati fiscali e che grazie a quella, pur senza lavorare potevano «mantenere un tenore di vita estremamente elevato caratterizzato dalla disponibilità di svariate autovetture di grossa cilindrata e la fruizione di pranzi e cene in ristoranti di lusso» come riporta l’ordinanza notificata ieri mattina.
Concentrandosi su Bertozzi i carabinieri hanno scoperto che dal 2016, dopo essere stato scarcerato per una condanna per reati violenti, era affidato in prova ai servizi sociali per lavorare nello studio di Iseo del consulente fiscale Giuseppe Familiari. Secondo il gip che ha accolto le richieste del pm il professionista «rivestiva il ruolo di esperto contabile e sovrintendente alle operazioni illecite volte all’emissione di fatture oggettivamente false da parte di società cartiere da lui stesso amministrate» mentre Bertozzi «traeva vantaggio dalla fattiva collaborazione» del consulente «presso il quale avrebbe dovuto svolgere attività lavorativa lecita per essere socialmente reinserito».
Tra gli episodi rivelatori, uno in particolare ha dato conferma agli inquirenti della portata delle operazioni fraudolente messe in atto dal gruppo. Il 9 maggio del 2019 due dei componenti, Francesco Merlo e Mattia Sabatti, raggiungono una delle aziende dell’imprenditore cinese Cai Congwei a Torrile, in provincia di Parma, l'uomo che reimportava dalla Cina i fondi fatti transitare sotto forma di bonifici di pagamento ad aziende inesistenti via Ungheria o Bulgaria. Non sanno di essere costantemente seguiti dai carabinieri. Al telefono, sempre intercettati, prendono appuntamento nelle sede di una delle imprese cartiere gestite dal gruppo a Desenzano con Bertozzi per incontrarsi nel pomeriggio. Ai militari non serve altro per capire che c’era in corso il rientro di una grossa somma. Al casello autostradale la vettura viene fermata e a bordo i carabinieri trovano 101mila euro in contanti che avrebbero dovuto poi essere suddivisi tra gli imprenditori. Un sequestro che ha creato scompiglio e fornito ulteriori elementi di prova.
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