«Ero come morto: mi hanno riportato indietro»

Il suo volto è ancora sbigottito. Non è facile, per Davide, riconciliarsi con la vita dopo aver sfiorato la morte. Lo incontriamo al Civile, in Rianimazione cardiochirurgica, dove è arrivato una settimana fa letteralmente «congelato». La sua temperatura corporea era scesa a 24 gradi.
Un’ipotermia molto grave che si verifica quando nell’organismo la perdita di calore è superiore alla sua produzione e che per la prima volta al Civile è stata trattata con il supporto extracorporeo meccanico delle funzioni vitali con Ecmo. Una gestione molto complessa del paziente che ha permesso di riprendere gradualmente tutte le funzioni vitali. E che potrebbe essere di grande utilità anche in caso di ipotermia in montagna: il macchinario dell’Ecmo, all’occorrenza, si trasforma in zaino.
Manca ora solo l’autorizzazione, già richiesta, per trasportarlo sull’eliambulanza poi il soccorso sulle nevi diventa completo: l’infortunato verrebbe subito attaccato alla macchina, altrimenti non supererebbe il trasferimento, e portato in ospedale.
Tra la vita e la morte

Davide Chiodi, 34 anni venerdì prossimo, è stato vittima di un incidente una settimana fa quando si trovava nel Parco dell’Airone di Bedizzole. «Io vivo a Prevalle, ma avevo deciso di cambiare zona e sono andato a caccia da quelle parti» racconta. Ad un certo punto, nella fredda mattinata di fine novembre, il suo cane scivola in una roggia. Davide lo rincorre, cerca di fermarlo, ma si accorge subito che entrare nell’acqua gelida sarebbe stato pericoloso.
«Mi sono aggrappato ad un ramo, ma poi non ce la facevo più e mi sono lasciato andare, ma non sono più riuscito ad uscire, perché i vestiti bagnati erano troppo pesanti» dice. «Ricordo ogni istante di quello che è accaduto, anche quando sono stato trascinato a terra e sono arrivati i soccorsi. Non riuscivo nè a muovermi nè a parlare, ma sentivo tutto quello che veniva detto da chi mi stava soccorrendo».
Tant’è che quando si è svegliato, la domenica pomeriggio, a sua moglie che era accanto a lui non ha dovuto chiedere che cosa gli fosse successo. Il suo pensiero, immediato, alla bimba di quattro anni che lo attende a casa.
Soccorso salvavita
Davide era ipotermico e non rispondeva al defibrillatore. «Non c’è stato verso di riprendere il cuore fibrillato, ma sono stati bravissimi i soccorritori (volontari di Nuvolento, ndr) che hanno continuato a massaggiarlo fino a quando è arrivato in ospedale: questo ha fatto la differenza tra la vita e la morte» raccontano i medici del Dipartimento cardiotoracico dell’Ospedale Civile che lo hanno accolto. Si può dire che Davide è stato salvato tre volte: dal settantenne che non ha esitato a gettarsi nelle acque gelide e riportarlo a terra; dai soccorritori che non si sono arresi e dall’Ecmo team (il gruppo della circolazione extracorporea) che in Rianimazione non ha perso tempo. Difficile dimenticare un’esperienza tanto estrema.
«Come se mi avessero scongelato» afferma, ma lo spavento è ancora troppo forte anche solo per accennare un sorriso. «Si ricorre alla circolazione extracorporea con Ecmo anche per l’arresto cardiaco: questo permette di perfondere il cervello (distribuzione di ossigeno nei tessuti cerebrali, ndr) ed evitare di avere danni causati dalla mancanza di ossigeno» spiega Sergio Cattaneo, direttore della Rianimazione cardiochirurgica. Con lui i direttori dell’Emodinamica Salvatore Curello, della Cardiochirurgia Stefano Benussi e, da remoto, Marco Metra della Cardiologia. Ed aggiunge: «Più è bassa la temperatura dell’organismo, più è efficace la protezione cerebrale, perché l’ipotermia, riducendo il consumo di ossigeno nel cervello, lo protegge dai danni».
Riscaldare il sangue
Una protezione transitoria, poi si deve intervenire. Il macchinario dell’Ecmo funziona con una pompa che permette di prelevare il sangue dal paziente, lo immette all’interno di un «polmone artificiale», dove viene rimossa l’anidride carbonica e viene aggiunto ossigeno. Il sangue viene infine riscaldato e reimmesso nell’organismo della persona. Dunque, una prima volta in circolazione extracorporea per riprendere una persona in grave ipotermia. Una tecnica ormai consolidata negli interventi più delicati di cardiochirurgia quale supporto cardiocircolatorio e respiratorio in pazienti con grave insufficienza cardiaca e respiratoria acuta.
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