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Brescia e Hinterland

Discarica di amianto, via ai lavori in via Brocchi


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15 dic 2011, 10:50
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 Prima o poi sarebbe dovuto accadere. La Profacta ha dato il via alle operazioni di conferimento nella discarica di amianto in via Brocchi, tra San Polo e Buffalora. Nell'ex cava il Gruppo Faustini si appresta a seppellire circa 80mila metri cubi di amianto, un volume paragonabile al Crystal Palace.

Stando al progetto iniziale, la media giornaliera di materiale impacchettato da interrare è pari a 185 metri cubi trasportati da camion per tre giorni alla settimana. Il movimento in zona era stato notato dai gruppi che si oppongono all'operazione nei giorni scorsi. Codisa e Comitato contro le nocività avevano dato il via ad un tam tam in rete a riguardo, insospettiti prima di tutto dalla presenza di una pattuglia della Polizia Locale all'imbocco della strada.
Il vicesindaco Fabio Rolfi spiega che gli agenti si trovano lì «su richiesta dell'azienda per motivi di sicurezza dato che in zona transitano mezzi pesanti» e che non si tratta «di una decisione politica».

La nuova discarica torna dunque a scaldare gli animi. Il Comitato spontaneo contro le nocività annuncia una manifestazione di protesta sabato alle 10 con ritrovo in via Bettole 1, mentre dal Codisa viene rinnovato l'appello al sindaco Paroli perché fermi i lavori: «Si era impegnato affinché la discarica non fosse realizzata - dichiara Gabriele Avalli - chiediamo che Paroli ribadisca questa sua volontà». Il problema è che non è chiaro che cosa la Loggia possa fare a riguardo. La discarica ha avuto il via libera a tutti i livelli istituzionali durante il lungo cammino iniziato nel 2006, mentre i ricorsi presentati al Tar e al Consiglio di Stato da chi vi si oppone sono falliti. Certo, nel caso del Tar non erano mancate puntualizzazioni circa l'insufficienza dell'istruttoria sulla vulnerabilità geologica del sito.

È difficile immaginare che il Comune possa attivarsi per bloccare la discarica, anche se l'inchiesta su tangenti e rifiuti che ha coinvolto Nicoli Cristiani ha contribuito ad aumentare la sensibilità pubblica sul tema. Ma non è detto che ciò basti a porre le basi per una decisione che avrebbe del clamoroso.
Emanuele Galesi

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