Denunciano la rapina in vacanza: 17enni presi a cinghiate

Da due settimane mangia solo pasti frullati. Un ragazzo di 17 anni che gioca a rugby e che ha avuto l’unica colpa di avvisare le forze di polizia per il tentativo di rapina che ha subito. Secondo i familiari, che hanno presentato denuncia e che si sono anche rivolti al Giornale di Brescia, hanno avuto la «colpa» di accendere il faro su una baby gang che spadroneggia sul lungomare.
Tutto è accaduto una manciata di giorni dopo la fine della scuola. Tre ragazzi della città hanno deciso di raggiungere la casa della nonna di uno di loro a Lavagna, in provincia di Genova. Una sera mentre stavano fumando su un pontile ascoltando musica da una cassa portatile sono stati avvicinati da un gruppetto di ragazzi milanesi che gli ha detto di fare attenzione perché un gruppo di ragazzi del posto li aveva puntati e, come aveva già fatto con loro, li avrebbe rapinati. I tre bresciani non se lo sono fatto dire due volte e hanno provato ad allontanarsi ma sono stati circondati e spintonati ma sono comunque riusciti ad allontanarsi e allertare i carabinieri.
Pensavano che la cosa fosse finita lì. La sera successiva però, mentre camminavano sul lungomare, sono stati avvicinati da alcuni ragazzi in scooter, secondo loro gli stessi che la sera prima avevano cercato di rapinarli. Il 17enne bresciano è stato raggiunto da una cinghiata al volto, che gli ha fratturato la mascella e fatto saltare alcuni denti. Secondo quanto hanno messo in denuncia, in sette o otto sono scesi dagli scooter e hanno iniziato a picchiare i tre ragazzi con calci e pugni. Il rugbista ha provato a difendere l’amico più esile ed è finito in ospedale.
Nelle ore successive i genitori hanno raggiunto i ragazzi in Liguria e li hanno accompagnati in caserma per formalizzare la denuncia per l’episodio che era comunque già stato segnalato dall’ospedale come prassi.
Il ragazzo, dimesso dall’ospedale, è stato poi portato a Brescia dove ha iniziato il delicato percorso di ricostruzione della mascella e della dentatura.
Per i genitori rimane l’amaro in bocca di una situazione «in cui bande di ragazzini spadroneggiano in una località di vacanza e le forze di polizia non riescono a contenerle».
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