«Denise Pipitone è ancora viva. Ora chi sa, deve dire la verità»

Lo dice l’avvocato bresciano Ottavia Villini, che ha seguito l’ultima pista sulla bambina scomparsa con l'avvocato di Piera Maggio
Di Denise Pipitone si sono perse le tracce l’1 settembre del 2004 - © www.giornaledibrescia.it
Di Denise Pipitone si sono perse le tracce l’1 settembre del 2004 - © www.giornaledibrescia.it
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È uno di quei casi che ciclicamente torna in primo piano. E che ha sempre interessato il Paese intero. Perché segnalazioni sono arrivate davvero da ogni parte d’Italia. Fin dalla mattina del primo settembre 2004 quando a Mazara del Vallo scompare Denise Pipitone, una bambina di quattro anni della quale si sono completamente perse le tracce.

«Una vicenda che conta più di un milione di pagine di atti e costata allo Stato 40 milioni di euro» dice oggi l’avvocato bresciano Ottavia Villini, esperta di kidnapping, il rapimento di bambini a scopo di estorsione, che ha collaborato con lo storico legale della mamma della bambina, in quello che è stato l’ultimo, in ordine di tempo, accertamento su una donna. Che alla fine ha dato esito negativo.

La prova del Dna

«Sono state svariate in questi anni le segnalazioni di avvistamenti di ragazzine che potevano essere Denise, ma quest’ultima ci è risultata particolarmente significativa per una pluralità di aspetti, che necessitavano di doverosi riscontri» spiega l’avvocato Villini riferendosi a Cerasela, una giovane di origini rom che era stata segnalata da una testimone. «Prima di tutto abbiamo cercato un riscontro rispetto al racconto della teste e appurato che tutte le circostanze fossero corrispondenti al vero. Non ultimo il fatto che la persona indicata fosse una ragazza molto controllata nel campo rom dove vive e difficilmente avvicinabile». Poi un passaggio fondamentale: «Abbiamo accertato il gruppo sanguigno della ragazza, che era coincidente con quello di Denise».

Il test del Dna per capire se il profilo di Cerasela fosse compatabile con quello della bambina scomparsa è stato effettuato in Romania, dove vive la donna, «attraverso - ricostruisce il legale bresciano - un prelievo salivare grazie alla collaborazione di una persona che ci ha fatto da ponte e che ha materialmente effettuato un doppio tampone su Cerasela». Con tanto di passaggio inquietante: «Il giorno successivo al test, la nostra collaboratrice è stata seguita in auto e speronata. Questa particolare circostanza lasciava presagire la reale probabilità che la ragazza fosse Denise». E invece non è così. «È stata fatta la comparazione di entrambi i tamponi con il Dna dei genitori di Denise. Purtroppo, ha dato esito negativo - conferma l’avvocato Villini -. Di certo non spettava a noi privati eseguire il test, ma allo Stato».

E ora? «Ritengo che non debba darsi per scontato che la bambina sia stata uccisa, non emerge da nessuna parte. Considerato, inoltre, che non si è mai ritrovato il corpo, Denise va cercata viva» spiega convint l’avvocato Ottavia Villini. «Rispetto a Denise sono state molteplici, nel corso di questi anni, le segnalazioni che rimandavano alla pista rom. Pertanto, ritengo che non possa escludersi che Denise sia finita davvero nelle mani dei rom. Il sequestro di persona, poiché, non essendo stato trovato il corpo, di sequestro di parla, è un reato permanente, pertanto - conclude il legale - non bisogna smettere di cercare. Occorre che la gente che sa, parli».

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