Brescia e Hinterland

Dai furti alle truffe, a Brescia 4.700 inchieste a rischio archiviazione

Dal 30 dicembre è cambiata la procedibilità per 40 reati, tra cui furto e violazione di domicilio. Ora serve la denuncia della persona offesa
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

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RISCHIO COLPO DI SPUGNA

Per le cancellerie dei pubblici ministeri è una corsa contro il tempo. Scadenza: il 18 gennaio. Quando gli indagati sottoposti a misura cautelare potranno tornare liberi se non sarà presentata querela da parte delle vittime di quei 40 reati, punibili fino a due anni, per i quali dal 30 dicembre è cambiata la procedibilità. Si va dal furto, alle lesioni stradali colpose, passando per la violazione di domicilio, il danneggiamento e la truffa. Tutti reati per i quali l’autorità giudiziaria fino a dieci giorni fa procedeva d’ufficio e apriva un’inchiesta autonomamente. Ora invece serve la denuncia della persona offesa, altrimenti l’indagine viene chiusa sul nascere.

I 4.700 casi bresciani

Se per quanto riguarda i soggetti sottoposti a misura cautelare il numero nel Bresciano è limitato rispetto ad altre province, lo stesso non si può dire per i fascicoli che rischiano di essere archiviati nell’arco dei prossimi tre mesi. Sono 4.700 le inchieste della locale procura guidata da Francesco Prete che per effetto di questo aspetto della riforma Cartabia, senza la querela diretta della vittima del reato, finiranno in un nulla di fatto. Non si arriverà nemmeno a processo. Le nuove regole valgono anche per i reati commessi prima dell’entrata in vigore della riforma e per questo le vittime dovranno presentare querela per cercare di ottenere giustizia. E in questo caso il termine ultimo è il 30 marzo.

La domanda è: quanti decideranno di denunciare? Quanti non lo faranno per paura o semplicemente per non infilarsi in tunnel, quello della giustizia, in cui si vede l’inizio ma troppo spesso non la fine? «La maggior parte dei casi sarà archiviato» ipotizzano da Palazzo di giustizia. Inizialmente sarebbe spettato alle cancellerie dei pubblici ministeri contattare le vittime, ma prima della fine dell’anno questo passaggio è stato modificato. I pm dovranno cercare solo le persone offese nei casi in cui il presunto autore è in misura cautelare. In tutti gli altri casi è la parte offesa a doversi muovere con le forze dell’ordine.

Le indagini

Tra i reati per i quali è stata introdotta la procedibilità a querela c’è anche il sequestro di persona non aggravato e non a scopo estorsivo. Un esempio? Ti sei trovato rinchiuso o impossibilitato ad uscire da un’auto per colpa di qualcuno; se fino al 30 dicembre il procedimento partiva d’ufficio ora invece bisogna denunciare e manifestare alle forze dell’ordine la volontà di proseguire nel giudizio. Cambia anche per gli incidenti stradali: se prima con lesioni gravi o gravissime, con prognosi superiore a 40 giorni, il procedimento penale scattava in automatico, ora dovrà essere la parte lesa a presentare querela per avviare l’indagine.

Un altro esempio concreto: nei giorni scorsi un bresciano è finito nei guai per il furto di una pecora dal presepe della Loggia. Si tratta di un furto aggravato per esposizione del bene alla pubblica fede. Il Comune di Brescia ora dovrà presentare querela altrimenti il responsabile non sarà più perseguibile dalla legge. «Un carabiniere oggi non può arrestare in flagranza di reato una persona che sta rubando la bicicletta se il proprietario del mezzo non lo denuncia» viene spiegato nei corridoio della Procura alle prese con le novità introdotte dalla legge Cartabia.

«Si rischia un problema sicurezza» commenta, ipotizzando una sorta di impunibilità per la microminalità, un magistrato bresciano che sta dedicando le prime giornate del nuovo anno a studiare le modifiche. In realtà l’obiettivo della riforma voluta dal Governo Draghi sarebbe quello ridurre il numero di procedimenti e snellire la macchina della giustizia, come prevedono gli accordi per il Pnrr.

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