Cromo nei pozzi al Villaggio Sereno e Chiesanuova

La chiamano «operazione Mise»: messa in sicurezza di emergenza. Perché i monitoraggi effettuati nei 104 punti (tra pozzi pubblici e privati) della zona sud-ovest della città hanno restituito tutti lo stesso esito. Un inquinamento da cromo esavalente anche 12.480 volte superiore al limite previsto. E allora la parola «emergenza» diventa d'obbligo. Perché «le analisi sulle acque sotterranee hanno confermato una compromissione della falda rispetto al cromo VI».
Due i focolai individuati da Comune, Arpa e Provincia: il sito Baratti Inselvini di via Padova e il comparto ex Forzanini di via Ancona. Due focolai che dopo essere stati sorvegliati per un anno intero, si preparano al risanamento e ad una sorta di «piano bonifica» su più tempi. Perché un conto è il quadro di partenza, altro conto è passare dalla teoria alla pratica. Per gli enti insomma «la messa in sicurezza» (ovvero l'isolamento dei pozzi contaminati) non può bastare. L'obiettivo dev'essere «risanare» - e, quindi, bonificare - l'asse sud-ovest della città, un asse peraltro compreso all'interno del Sito di interesse nazionale Brescia-Caffaro.
A raccontare di un livello di inquinamento «allarmante» sono sia gli esiti delle indagini condotte da Arpa sia quelli elaborati dalle società private incaricate dalle stesse aziende. Valori alle stelle. Quanto alle stelle? Troppo. Basti pensare che - rispetto a un limite massimo stabilito in 5 microgrammi per litro - il campionamento del 27 febbraio 2009 ha registrato una concentrazione di cromo VI pari a 157,50 microgrammi per litro; mentre il 16 settembre 2010 i risultati si sono attestati su un valore di 69,90. Il picco massimo, nelle indagini del 28 gennaio 2011, quando il livello di cromo VI ha raggiunto una concentrazione pari a 62.400 milligrammi per litro. Ben 12.480 volte sopra il limite previsto. Infine, marzo 2011: 23.680 milligrammi per litro.
A scorrere parallela ai numeri rilevati nei due siti, la relazione Arpa. Che evidenzia come «il valore tipico della concentrazione di cromo VI nelle acque sotterranee di Brescia nella zona sud-ovest è da considerarsi in un range compreso tra i 10 e i 20 milligrammi per litro, contro un valore previsto dalla normativa per le aree inquinate di 5 milligrammi/litro». E, ancora: «I pozzi pubblici presenti nell'area di studio (in particolare a Chiesanuova) hanno storicamente registrato livelli anomali della contaminazione».
Da Chiesanuova, al Sereno. Dove «i pozzi registrano valori di contaminazione molto superiori alla media della falda». Non solo. Qui, la concentrazione di cromo VI «tende ad aumentare, testimoniando un'azione di richiamo di inquinanti dalle zone limitrofe». La conclusione è perentoria: «I dati evidenziano un deciso peggioramento a partire dal 2005».
Nuri Fatolahzadeh
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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