Covid, gli ospedali bresciani mettono a disposizione 700 letti

La metà dei posti è già occupata in gran parte da pazienti che giungono dall’area milanese
L'Ospedale Civile di Brescia - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
L'Ospedale Civile di Brescia - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
AA

In una settimana il numero dei malati di Covid-19 ricoverati nei reparti di area medica nei tredici ospedali pubblici e privati del Bresciano è aumentato di 223 unità. Quelli nelle terapie intensive è passato da 34 a 47. Di questi, mediamente il 30% (alcuni in più nelle terapie intensive, meno nelle degenze ordinarie) proviene da fuori provincia, in particolare dall’area milanese.

La fitta rete di collaborazione che si è instaurata sulla falsariga del Piano ospedaliero per le emergenze approvato dalla Giunta regionale lo scorso giugno ha come obiettivo quello di evitare che le strutture vadano in affanno. Con una conseguenza negativa sia per i pazienti Covid sia per tutte le altre persone che continuano ad ammalarsi e ad avere bisogno di cure tempestive.

Per questo, il piano di riordino della rete prevede un graduale e progressivo adeguamento degli ospedali, tenuto conto soprattutto delle risorse in campo e della necessità-volontà di dare risposte omogenee su tutto il territorio regionale alla cura delle patologie che richiedono un trattamento non procrastinabile. Tant’è che i posti letto totali ad oggi riconvertiti per chi ha bisogno della Terapia intensiva sono una cinquantina ed oltre settecento per le degenze ordinarie. E da domani altri dodici letti di terapia intensiva verranno gestiti dal Civile all’ospedale da campo nella Fiera di Bergamo, grazie alla stretta collaborazione con le Asst Garda e Franciacorta.

Con frequenza, del resto, giungono ai vertici degli ospedali richieste dalla direzione generale Welfare di Regione Lombardia diretta da Marco Trivelli affinché vengano riconvertiti posti letto. Richieste strettamente collegate all’aumento del numero dei pazienti da ricoverare, con l’area milanese e della Brianza che sta vivendo una pressione sulle proprie strutture di gran lunga superiore a quella che stiamo vivendo nel Bresciano.

Le ulteriori indicazioni organizzative per l’intera rete ospedaliera regionale in fase emergenziale inviate dalla Regione non lasciano adito a dubbi: «Le attuali proiezioni delle esigenze di offerta assistenziale ospedaliera fanno ritenere che tra 14 giorni (quindi, intorno al 16 novembre, trattandosi delle indicazioni della scorsa settimana, ndr) il fabbisogno di posti letto Covid risulti essere di circa 750-800 in terapia intensiva e di circa 7500-8000 per acuti, di cui circa il 15-20% con assistenza ventilatoria non invasiva) e di circa 1500 posti letto di degenze subacute e di comunità».

Dunque, da una settimana è stato attivato il livello 4, quello che prevede il maggior numero di posti letto attivati per gestire la pandemia. La collaborazione. Ed è costante lo scambio tra ospedali Hub (come il Civile, riferimento per il Covid ma anche per tutte le patologie tempodipendenti) e Spoke, ovvero tutti gli altri della rete bresciana, e non solo, nei quali è stata bloccata tutta l’attività chirurgica programmata, dunque non urgente. Nel sistema delle reti tempo-dipendenti ci sono il Civile e la Poliambulanza anche se gli altri presidi non possono totalmente essere esentati perché se si autopresenta in pronto soccorso una persona con un infarto in corso deve essere soccorsa e curata. Lo scambio, tuttavia, è continuo.

Tant’è che proprio ieri la Soreu, Sala operativa regionale dell’Emergenza ed Urgenza, ha allertato i mezzi di soccorso bresciani, sia quelli con infermieri a bordo sia quelli con medici, per recarsi oggi all’ospedale da campo alla Fiera di Milano e trasferire pazienti Covid non gravi nei presidi spoke della rete bresciana.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato