La confusione è tanta e anche sui social monta la polemica: i titolari di palestre, centri sportivi e piscine lamentano poca chiarezza da parte delle istituzioni e un'interpretabilità delle indicazioni sulle restrizioni per l'emergenza coronavirus fin troppo nebulosa. Per ora, i provvedimenti di carattere regionale e nazionale indicherebbero nelle zone a rischio la «sospensione, sino all'8 marzo 2020, di tutte le manifestazioni organizzate, di carattere non ordinario, nonché degli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso», eppure in mezzo alla gran parte dei centri sportivi a porte chiuse, c'è qualche palestra che nei giorni scorsi ha tenuto comunque aperto ai clienti. Si resta in attesa del decreto definitivo del Presidente del consiglio dei ministri.
«Siamo a rappresentare con questa comunicazione - che è rivolta al governatore della Lombardia Attilio Fontana e agli assessori al Welfare, allo Sviluppo economico e al Bilancio - l’estrema preoccupazione (...) e l’estrema difficoltà che abbiamo verso i nostri associati, ai quali non siamo in grado di fornire indicazioni uniformi, nei diversi territori regionali e a volte in comuni limitrofi».
Secondo Anif, in pericolo ci sono molti posti di lavoro: i centri sportivi non potranno onorare a breve, per gli impianti fermi, gli impegni con i propri collaboratori che lavorano nelle società e associazioni sportive. Tantissimi: il settore impegna migliaia di persone (dai bagnini agli istruttori di nuoto, agli istruttori di sala fitness e corsi di ginnastica, agli addetti all’accoglienza e alla manutenzione).
Dalle pagine social delle varie palestre della nostra provincia, fioccano le conferme di quanto riferito dall'Anif. Nel post del titolare di un centro fitness della Bassa si legge: «Ritengo che vada assolutamente specificato nelle nuove ordinanze il comportamento che le palestre devono mantenere in questo stato di emergenza. Dare informazioni interpretabili non fa che alimentare situazioni spiacevoli e confuse». Man forte arriva da un collega dell'hinterland, proprietario e coach di un centro specializzato in personal training e allenamento funzionale, che accoglie al massimo sei clienti alla volta perché organizza solo classi a numero chiuso. «Trovo indecente non avere risposte: è domenica pomeriggio e io non so se questa settimana lavorerò o meno. Non parlo solo di me, ma soprattutto dei miei dipendenti e collaboratori. Chi ci governa non ha idea di come funzioni il nostro lavoro, sono amareggiato. Lo scandalo vero è che ci stanno mandando alla rovina senza rendersene conto».




