Tempi duri per la ’ndrangheta. Tempi duri, paradossalmente anche per lo Stato. Dopo le 10 condanne per 120 anni per associazione per delinquere di stampo mafioso pronunciate a Brescia, su sfondo analogo la Procura di Monza ha ottenuto un’ordinanza di custodia cautelare che, tra gli altri, ha interessato il sindaco di Seregno e l’ex vicepresidente del consiglio regionale Mario Mantovani.
In entrambi i casi è venuto alla luce anche il legame intollerabile tra la criminalità organizzata e il mondo delle istituzioni e delle imprese. Da entrambe le inchieste sono emerse chiare anche le ragioni del successo dell’Antistato: su tutte la sua capacità - ha sottolineato il pm Ilda Boccassini - di dare soluzioni. Tutto l’opposto di quanto fa lo Stato, ormai da decenni.
Entrambe le inchieste hanno fornito pure una preziosa lezione di lotta alla mafia: codici e leggi, uniti allo sforzo di magistrati e investigatori, assicurano successi in battaglie isolate. Non sono però armi per aggiudicarsi la guerra totale.
Serve altro: lo Stato deve trovare l’appeal che non ha mai avuto e può farlo solo offrendo ai cittadini efficienza e tempismo. Questi gli ingredienti per rubare «voti» all’Antistato e rispedirlo fuori dalle stanze dei bottoni.




