Il bambino con la pistola d'acqua, le donne palestinesi, il soldato di spalle che lascia il campo di battaglia e se ne va. E poi i muri di via Battaglie marchiati dai graffiti femministi, le pareti che rimbalzano la lotta di sinistra - «La mentalità aziendale è un cancro da estirpare» -, i tag vecchi tante vite davanti al cinema Eden. Il Carmine è di sicuro uno dei quartieri storici di Brescia che può vantare una tradizione di street art di più lunga data. Ma negli ultimi anni anche il resto della città ha iniziato a conoscere questa forma d’arte, in particolare il muralismo, che un tempo era fuorilegge e oggi è diventata un mezzo potente per rilanciare le periferie.
Da Sanpolino al Villaggio Sereno, da via Milano a San Bartolomeo, artisti italiani e stranieri stanno riempiendo di colore muri ciechi e abbandonati, portando cultura dove cultura non c’era. Il merito va sia a progetti indipendenti come il Link Urban Art Festival dell’associazione True Quality, che dal 2016 ha portato più di 30 artisti noti a livello internazionale nei quartieri cittadini, sia alle singole iniziative di enti come Comune di Brescia e Assoartigiani. Ed è grazie a loro, ma anche a tutti i writers in libertà, che oggi si può pensare di scoprire Brescia partendo dai grandi murales.




